|
|
|
|
![]() |
![]() |
![]() |
Dopo la prima rivolta degli Eporediesi alla fine del XII secolo, la storia ne ricorda una seconda, nel 1266, contro il Marchese del Monferrato, venuto per dirla con Dante a far piangere il Canavese: la ripresa della «Preda in Dora», antico rituale civico, nel cerimoniale carnevalesco ribadisce e perpetua lo spirito di libertà del popolo canavesano. La leggendaria figura della coraggiosa Violetta ha dunque attraversato i secoli, divenendo per gli Eporediesi il simbolo della libertà contro ogni forma di tirannìa ed entrando sempre più profondamente nei loro cuori, trasfigurata dal fascino dell’eterno femminino; finché, sull’onda del rinnovato anelito di libertà risorgimentale, nel 1858 è giunta a incarnare l’eroina del Carnevale: la Mugnaia, impersonata ogni anno da una signora, di Ivrea o del contado eporediese, chiamata a far coppia con il Generale.
|
Quel che non è mai cambiato è il rosso berretto frigio, una sorta di calza di lana rossa ricadente a sacco sulla spalla destra che, divinizzato negli antichi miti di Persia e Grecia, poi «democraticizzato» dai liberti romani, già nel Medioevo venne adottato dal popolo nelle rivolte contadine delle nostre contrade, quindi definitivamente consacrato alla libertà popolare dalla Rivoluzione francese, che lo pose in capo alla sua Marianna, e come tale divenuto d’obbligo per chiunque nei giorni di Carnevale si ritrovi tra «le rosse torri e la cerulea Dora».
Nel complesso delle sue manifestazioni il Carnevale di Ivrea, sul filo di un rigoroso cerimoniale consolidatosi nei secoli fino al suo attuale dispiegarsi dall’Epifania al mercoledì delle Ceneri, ha quindi recuperato via via la storia della città, trasfigurando personaggi veri e avvenimenti accaduti, secondo la propensione popolare al fantasioso, al leggendario, al fiabesco. |