Domenica di Carnevale
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La giornata si apre con il giuramento del Podestà alla presenza di Mugnaia, Generale con il suo Stato Maggiore, Vescovo e Credendari, all’ombra delle rosse torri del castello. È la ripetizione allegorica del giuramento che il Podestà, chiamato da fuori Ivrea dai Credendari per reggere le sorti della città nel periodo comunale, prestava sul Libro degli Statuti Civici, impegnandosi nella difesa delle libertà comunali. Arricchito di questo personaggio, il corteo scende per le strette stradine del centro storico fino a piazza Maretta, in cui ha luogo la Fagiolata Benefica del Castellazzo, nell’antico rione della parrocchia di San Maurizio. È questa la mattinata dei fagioli grassi per tutti, distribuiti in vari punti della città da infaticabili fasolé, che si destreggiano con maestrìa tra fumanti pentoloni. |
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Ma solo la Fagiolata del Castellazzo è inserita nel cerimoniale dello Storico Carnevale, conservando l’aspetto benefico delle distribuzioni di viveri ai bisognosi da parte delle Confraternite medievali: migliaia di razioni di fagioli grassi e cotiche, pur nella festosa atmosfera carnevalesca d’oggi, vengono distribuite ancora attualmente. Per questo, tutti i personaggi del Carnevale vi sostano per una degustazione sulla strada che li conduce al Ponte Vecchio, dove in seguito daranno vita alla cerimonia della «Preda in Dora», che si risolve con un anatema contro tutte le tirannìe. |
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Il Podestà, infatti, volgendo le spalle al parapetto del fiume, getta nelle acque sottostanti un frammento di pietra staccato dalle rovine dell’antico Castellazzo, proclamando: «Hoc facimus in spretum marchionis Montisferrati», per ricordare l’impegno del libero comune eporediese di impedire la ricostruzione del castello, distrutto una prima volta sotto Raineri di Biandrate, e una seconda volta dopo che Guglielmo di Monferrato l’ebbe ricostruito per instaurare il proprio predominio. Nel pomeriggio, il gran corteo di gala si snoda da piazza di Città per le antiche vie di Ivrea. Gli Alfieri e la banda dei Pifferi e Tamburi precedono Generale, Stato Maggiore e Abbà, in sella a splendidi cavalli. Quindi avanza il cocchio dorato con la vezzosa Mugnaia, affiancato dalla Scorta d’Onore nella variopinta divisa dei Cacciatori della Fanteria Leggera piemontese del 1799. Fanno ala e seguono i Paggi, il Podestà e i Credendari, e poi i gruppi storici e folcloristici che vengono da ogni parte d’Italia (e anche dall’estero) a far festa con gli Eporediesi. |
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Chiudono la sfilata i carri degli aranceri, trainati da pariglie e tiri a quattro di cavalli riccamente bardati, mentre le squadre degli aranceri a piedi si apprestano ad affrontarli nella caleidoscopica e violenta "BATTAGLIA DELLE ARANCE" che si svolge nelle varie piazze cittadine: piazza di Città, piazza Ottinetti, Borghetto e Rondolino. È questo il momento più spettacolare e caratteristico del Carnevale di Ivrea, che sui due fronti opposti annovera più di tremila combattenti i quali, a colpi d’arancia, rievocano le antiche insurrezioni popolari contro i tiranni, prendendo di mira anche i «borghesi» che non calzino il regolare berretto frigio. Nove sono le squadre di aranceri a piedi, costituitesi tutte nell’ultimo dopoguerra, allorché, elevato a rango di battaglia il lancio indifferenziato di arance in tutta l’area cittadina, questo venne concentrato in zone ristrette (e protette) per favorire quanti vengano a Ivrea ad assistervi estasiati. |