Giovedì grasso

Nel primo pomeriggio avviene il passaggio dei poteri civili della piazza di Ivrea dal Sindaco al Generale.

Nella sala dorata del Comune, dove sono conservati la Mazza e il Martello, simboli del potere civico, il Sindaco cinge della propria fascia tricolore il Generale. A loro volta gli Ufficiali dello Stato Maggiore indossano la fascia con i colori cittadini, bianco e rosso, che li indica come coadiutori della reggenza del Generale, il cui proclama alla città viene letto dal Sostituto Gran Cancelliere. È l’inizio formale della festa, e da questo momento è fatto obbligo agli Eporediesi e ai forestieri di calzare il berretto frigio, simbolo di libertà e di fratellanza.

Subito dopo si forma il corteo: gli Alfieri con i gonfaloni delle parrocchie, la banda dei Pifferi e Tamburi, il Generale, lo Stato Maggiore, le Vivandiere e gli Abbà si recano a porgere omaggio al Vescovo, che dona ai piccoli priori le tradizionali bomboniere; poi il corteo ritorna nel civico Palazzo, dove il Sindaco riceve ufficialmente i giovani Abbà.

Sempre in Comune, nel tardo pomeriggio ha luogo la cerimonia dell’investitura (istituita nel 1969) degli «Oditori et Intendenti delle Milizie et Genti da Guerra del Canavese». Un tocco di spada del Generale, che ricorda l’investitura medievale di un vassallo, apre le porte dell’Ordine degli Oditori a cittadini resisi benemeriti nelle «cotidiane incombenze et carnascialesche cose».

     

La sera, tutti in maschera in piazza Ottinetti e per il centro storico della città con gli «Amis ad piassa d’la Granaja» all’insegna del motto «E la festa continua...». Una festa popolare affermatasi come il momento pazzo del Carnevale di Ivrea, che ripone in questa serata il suo carattere serioso e «storico» per dar luogo all’irresistibile voglia di folleggiare della gente, tra suoni, canti e balli in maschera, fagioli grassi, panini e vin brulé per tutti, distribuiti dagli «Amis ad piassa d’ la Granaja», inventori ed entusiastici organizzatori della festa.