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Lunedì di Carnevale Si tratta della più intima giornata di Carnevale, fatta, si direbbe, per gli Eporediesi autentici. Al mattino l’appuntamento è in piazza Vittorio Emanuele (popolarmente denominata piazza di Città), da cui, Generale in testa, i personaggi si recano successivamente nelle piazze delle cinque parrocchie cittadine: piazza Maretta, piazza Castello, piazza del Rondolino, piazza di Città e piazza Lamarmora, dove una coppia di sposi recenti della parrocchia dà il primo colpo di piccone per scavare la buca che servirà a piantare lo scarlo. È questa, appunto, la «Zappata dello Scarlo», cerimonia dal sapore propiziatorio e libertario: in ogni piazza, al colpo di piccone, il Generale si scopre il capo e, rivolto ai presenti, pronuncia la formula di rito: «Ciamo testimonianssa che ‘nt’la parochia ad (nome della Parrocchia) a se piantasse ‘l pich a l’uso antich!». Risuona quindi la pifferata dedicata all’avvenimento; gli sposi firmano il verbale e il Generale si congeda dalla sposa con un bacio. |
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Pich e pala (piccone e pala) sono gli strumenti in uso fin dal 1300 nella zappata e sono i simboli stessi del Carnevale: la Mugnaia se ne adorna con una spilla d’argento su coccarda rossa.Gli «scarli», alti pali fasciati d’erica sormontati da una bandiera, sono il simbolo della libertà cittadina cui il Carnevale di Ivrea si ispira, e l’insediamento degli stessi ad opera di una coppia di sposi rimanda all’antico e beneaugurante rituale per il risveglio della terra. |
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Al termine della cerimonia delle zappate, verso mezzogiorno, in piazza di Città si svolge da qualche anno una suggestiva rievocazione alla presenza del Generale, del Sostituto e dello Stato Maggiore: si pianta «l’albero della Libertà» come è stato fatto il 13 dicembre 1798, quando sull’onda dei moti libertari francesi anche la comunità eporediese aderì al vento rivoluzionario. L'albero è donato al sindaco dai "Citoyens de la Ville d'Ivrée" un gruppo nato per riaffermare l’anelito alla libertà che pervade tutti i momenti della manifestazione eporediese.
Subito dopo, nella stessa piazza, si svolge il "Trofeo Pich e Pala" Questa è una prova di potenza e abilità che schiera i più forti aranceri in una gara di tiro lungo. Nella competizione si affrontano nove aranceri (uno per squadra) e chiunque voglia cimentarsi nella prova. Posizionati davanti al Caffé Statuto, i concorrenti devono scagliare l’arancia il più lontano possibile verso il palazzo municipale. Il pomeriggio torna ad avere l’acre profumo delle arance lanciate a piene mani nella battaglia che impazza dal Rondolino a piazza Ottinetti, dal Borghetto a piazza di Città. L’assenza del corso di gala lascia agli aranceri tutta l’ammirazione della gente che segue con trepidazione i furiosi scontri e si compiace della loro abilità. Anche la Mugnaia e il Generale con il loro seguito, nel giro di visite agli anziani delle case di riposo, agli ospedali e ai bambini che da qualche parte festeggiano anch’essi il Carnevale, si muovono a piedi per le vie della città a far visita ai combattenti sui luoghi della tenzone. |

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Alla sera è tutto un presenziare alle varie cene che si svolgono in onore dei personaggi, tra cui la «Magnifica Cena dell’Ordine della Mugnaia»; organizzazione, quest’ultima, che raccoglie dal 1977, accanto alle signore che in passato hanno impersonato la leggendaria Violetta, anche i principali personaggi delle precedenti manifestazioni (Generali, Sostituti Gran Cancelliere e Podestà).
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