I "Citoyens" e l'albero della Libertà

I "Citoyens de la Ville d'Ivrée", che esprimono lo spirito di partecipazione popolare alla festa carnevalesca, vogliono rendere ancor più significativa ed emblematica la loro presenza facendo rivivere una pagina della storia locale con l'innalzamento dell' "albero della libertà".

Il periodo è quello dei moti libertari conseguenti alla Rivoluzione Francese in Piemonte e l'anno il 1798. Ad Ivrea, infatti, il 15 dicembre di quell'anno, senza resistenze e senza campane a martello viene eletta ed insediata la nuova municipalità repubblicana. L'antica amministrazione con il sindaco Pietro Marco se ne è andata in sordina, non senza aver cura di mettere le guardie alle porte della città e dare essa stessa, con insospettabile eccesso di zelo, disposizioni in merito all'albero della libertà che viene eretto il 13 dicembre 1798 (23 frimaio anno settimo della Repubblica Francese e primo della Libertà Piemontese) con discorso augurale pronunciato dall'avvocato Pietro Giglio il cui testo ci è pervenuto in modo alquanto singolare. Don Pietro Curbis, allĠepoca arciprete di Borgomasino, ebbe infatti cura di conservare alcuni documenti relativi a questo periodo, ponendoli significativamente a piè di un suo registro di annotazioni riguardanti la chiesa parrocchiale a futura memoria. Una di tali carte è appunto il discorso dell'avvocato Giglio. Da esso si apprende per intanto che l'albero era faggio ("faggio di fervido patriottismo") ed adornato dello "Stemma Glorioso dell'Unione Patriottica" che avrebbe dovuto richiamare alla memoria dei cittadini "gli Alberi di Trionfo, che in pegno del giogo scosso dal lascivo Ceppo di Monferrato costumiamo di erigere con fuochi di gioja nel Carnevale". "Costumiamo di erigere"... Ecco gli scarli in funzione di "Albero di Trionfo"ufficialmente menzionati sullo scorcio del secolo XVIII come simbolo di una tradizione libertaria ormai consolidata riferita a fatti specifici di medioevale memoria insieme ai "fuochi di gioja nel Carnevale". Su tale albero crescevano "Melaranci ossia portogalli" frutto che annunziava perfettamente "l'Eguaglianza Repubblicana, mediante l'egualità, l'unità, l'indivisibilità degli spicchi ossia fette del medesimo. S'aggiunga poi la dolcezza del frutto per annunciare la dolcezza del Governo Repubblicano". Questo se ne andò, passò Napoleone, tornarono i sovrani della restaurazione (tutti governi che di "dolcezza" ne avevan poca o punto), ma l'idea nell'immaginario popolare rimase. L'arancia come simbolo di libertà, facile a staccare dall'albero e lanciare contro chi questa minacciasse, il tiranno. "Siate docili alle voci del buon ordine, sensibili ai mali della Società... Guardatevi di nutrire in seno lo spirito di Egoismo, o l'amor di partito, sia il voto di ciascheduno la felicità di tutti, e la causa della libertà, la prima causa universale".

Liberamente tratto dal Volume "Il cambio della Guardia" di Domenico Forchino.