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Sai la cosa che mi ha fatto più piacere? Il fatto che un ragazzo, venuto a darci una mano nell'organizzare una delle nostre manifestazioni, sia andato a riferire ai genitori: "Sapete, quelli fanno tutto molto seriamente, e assolutamente senza secondi fini...". Seduti nel suo ufficio di Burolo, al primo piano di un capannone ingombro all'inverosimile di macchine utensili d'occasione, stiamo intervistando Pier Luigi Marta, fondatore degli Amis 'd piassa dla Granaja e uomo di riferimento quando si voglia conoscere dalle radici il Carnevale di Ivrea e le sue coerenze prossime e remote. Marta, infatti, vive da sempre il Carnevale, nell'ambito del quale ha ricoperto ruoli significativi: Sostituto Gran Cancelliere negli anni 1969 e '70, e - soprattutto - membro attivo del Comitato organizzatore in anni successivi, oltreché &laqno;scopritore di mugnaie» in compagnia prima di Franco Sacchero e poi di Dino Casarin. Ma c'è una data che segna una svolta nei suoi rapporti con la massima manifestazione cittadina, ed è il 1984, allorquando un rinnovato Comitato organizzatore s'era proposto di cambiare il nome dello &laqno;Storico Carnevale di Ivrea» in &laqno;Carosello storico eporediese» con il rischio, paventato da Marta e dai suoi amici, che l'allegria festaiola della manifestazione carnascialesca, quella più tipicamente popolare, s'irregimentasse in una sequenza di freddi schematismi parastorici, senza la partecipazione e l'entusiasmo del popolo spettatore. Ed è per evitare ogni possibile caduta di valori tradizionali e di genuino entusiasmo che nacque il gruppo degli Amis 'd piassa dla Granaja, che già dal nome intendevano manifestare l'attaccamento alla città, rappresentata per l'occasione con l'antico nome mercatale di piazza Ottinetti, un tempo famosa per un frequentatissimo mercato dei cereali. La prima uscita degli Amis - il giovedì grasso dell'anno di grazia 1984 - fu una festa &laqno;contro», dal vago sapore polemico, alla quale parteciparono non più di una trentina di persone: un simbolico funerale del Carnevale, espresso con un realistico corteo funebre mascherato, conclusosi sotto i portici della piazza Ottinetti con una generosa distribuzione (ovviamente gratuita) di faseuj grass, bugìe e fiumi di vino. Il dado era tratto e - anche se nel frattempo il Carosello era tornato all'antica denominazione di Storico Carnevale - il seme dell'entusiasmo aveva prontamente attecchito. &laqno;Anche troppo», si preoccupa Marta. In effetti la festa del giovedì grasso ha assunto negli anni un ruolo straripante nel contesto del Carnevale eporediese, distinguendosi tuttavia dalle manifestazioni tradizionali per la sua conclamata indipendenza da ogni forma di dirigismo ufficiale: il Comitato organizzatore, infatti, che a giusto titolo inserisce la festa nel calendario delle manifestazioni carnascialesche, non ha alcuna voce in capitolo.
Vedi - prosegue Marta - la festa del giovedì è diventata una vera e propria araba fenice, sempre pronta a risorgere dalle proprie ceneri. Inserita in una manifestazione elitaria come il nostro Carnevale, essa vi si contrappone, risultando in pratica fatta da e per il popolo, che per una volta si scopre attore anziché passivamente spettatore: la partecipazione vi è perciò sincera, l'entusiasmo genuino, il coinvolgimento totale. E ti dirò di più: al punto in cui siamo arrivati, se non fossero gli Amis a organizzarla, sono certo che la festa si autorigenererebbe per gemmazione spontanea. Ma un'organizzazione ci vuole - facciamo osservare al nostro interlocutore - che coordini quella massa assatanata di gente che invade le vie e le piazze cittadine: e gli Amis, con la loro esperienza quindicennale, ci sembrano difficilmente rimpiazzabili... A proposito, quante persone arrivano per l'occasione? Decine di migliaia, purtroppo, per ospitare le quali non bastano più piazza Ottinetti e l'asse di via Palestro, ma comincia ad andarci stretto l'intero centro storico. Bisognerebbe riuscire a convogliarne una parte lungo via Arduino, creando una corrente verso piazza Maretta e, attraverso il Ponte Vecchio, verso il Borghetto; oppure spostarne una parte verso il Foro Boario e via Circonvallazione, le sole zone eporediesi in grado di raccogliere masse anche cospicue di persone: ma la cosa assume aspetti di epica difficoltà. Se non si arriva a creare avvenimenti dislocati in modo intelligente ai quattro angoli della città è difficile, per non dire impossibile, che la gente sia invogliata a spostarsi da un posto all'altro. Già hanno cominciato ad organizzarsi altri gruppi spontanei, occupando zone strategicamente dislocate e insediandovi trattenimenti che attirano parte della folla: gli aranceri della Morte in piazza Perrone, la Confraternita del Sacro Cuore in piazza Ferrando, i Tuchini in Borghetto, i Diavoli al Rondolino. La festa cresce e si evolve, come è giusto che sia: e l'esseziale è evitare una elefantiasi che possa provocare danni irreversibili... Ma da dove arriva così tanta gente? Da Ivrea, ovviamente, e da tutto il contado circostante. Ma anche da Aosta, Torino, Milano e persino da molto più lontano. L'anno scorso, alcune persone provenienti da Napoli e intente a gustare i nostri favolosi fagioli grassi, si sono sentite in dovere di venirsi a complimentare con noi: "Questa festa mascherata - ci hanno detto - è forse unica in tutta Italia. Per carità, Venezia non si discute, ma lì la gente si limita ad ammirare una fredda sfilata di maschere magari anche meravigliose, mentre l'entusiasmo, la partecipazione, il coinvolgimento della vostra festa non l'abbiamo trovato da nessun'altra parte." Magari il complimento era esagerato, ma ci ha fatto piacere lo stesso.
E per i costi? La gente che partecipa non ha gabelle cui sottostare, d'accordo, ma gli Amis come se la cavano con il bilancio? Perché costi ne deve pur occasionare, la festa: dal ballo a palchetto all'orchestra, al vin brulé, alle bugìe, ai fagioli grassi e via elargendo... Beh, in effetti sì, ai partecipanti non chiediamo niente, ma costi ce ne sono, che superano i dieci milioni all'anno... E qui le note si fanno dolenti, nel senso che - nella nostra ricerca di fondi per l'organizzazione - spesso ci sentiamo rispondere che dovrebbe essere il Comitato organizzatore del Carnevale a sopperire alle nostre esigenze, visto che, almeno in questi ultimi tempi, può contare su sponsorizzazioni milionarie... Ma noi continuiamo a dire che la festa del giovedì è un avvenimento del tutto autonomo, sovranamente libero da ogni dipendenza da consorzi e comitati, e che tale ambisce di restare, anche se dovesse continuare a "inventare" ogni anno un modo nuovo per sopravvivere, avvalendosi semplicemente dei molti amici su cui può contare. Esistono infatti operatori locali che concorrono, con denaro, beni di consumo e servizi gratuiti, a tenere in piedi i bilanci della nostra, come di altre benemerite associazioni volontaristiche: dalle fagiolate alla polenta e merluzzo, dagli aranceri che si addossano gratuitamente il compito di pavesare a festa la città, a tutte quelle organizzazioni che costituiscono lo zoccolo duro del nostro Carnevale. Ed è doveroso precisare che questi esercizi pubblici, questi operatori economici e culturali, intervengono non per un tornaconto economico, né per immediati riscontri promozionali, ma al solo scopo di tenere in piedi la parte più genuina e popolare della nostra storica manifestazione. E a tutti loro vorremmo dire grazie, anche attraverso le pagine della vostra rivista: finché ci saranno persone disposte ad agire nell'ombra, perché la città possa, semel in anno, scuotersi di dosso la quotidiana temperie d'affanni, ebbene, fino ad allora gli Amis esisteranno... E speriamo che durino... Ma come sono strutturati, attuamente, questi Amis? Nel modo più elementare possibile: il nostro, infatti, è un gruppo spontaneo di volontariato lùdico, formato da persone che non intendono fossilizzarsi in una associazione istituzionalizzata, con tessere, cariche sociali e incombenze societarie, ma si sentono legate dal semplice piacere di ritrovarsi insieme per fare qualcosa che le gratifichi e che serva alla città. Ci troviamo una volta al mese in un incontro conviviale (dei 55 aderenti attuali, solo una ventina sono assidui frequentatori e coinvolti nelle varie attività del gruppo). Ciascuno porta qualcosa da mangiare, in modo che il cibo non costi, ma la cena la paghiamo lo stesso, e con il ricavato copriamo le spese dell'affitto. Ma non penso che vi limitiate alla festa del giovedì e alle agapi sociali... Certo che no. Abbiamo anche fatto alcuni tentativi volti al coinvolgimento della città in iniziative socializzanti, che non sempre hanno sortito gli esiti sperati. Prendiamo ad esempio le zingarate. L'idea ci era parsa suggestiva. Una serie di passeggiate attraverso il Canavese, a bordo di tamagnon (carri agricoli tirati da cavalli), con un'orchestrina dislocata su uno dei carri, soste nei cascinali, aria fresca, canti e libagioni (il tutto gratuito, beninteso): ma ad Ivrea l'idea non ha attecchito.
E la festa di San Savino? Quella sì che è stata e continua ad essere un grande successo, almeno pari a quello del giovedì grasso. In collaborazione con il Comitato fiere, con cui s'è instaurato un rapporto sinergico che ha permesso il conseguimento di ottimi risultati, abbiamo riportato la festa in città, collegandoci con le pro-loco del comprensorio che ci hanno aiutato ad animare le vie e le piazze cittadine: il ballo a palchetto, il mercato in Lungo Dora, la fiera dei cavalli, la gente in festa da Ivrea e dal contado; tutto sembra concorrere a garantire alla manifestazione un sempre più lusinghiero avvenire. E non potreste, allora, mettere un po' della vostra esperienza a disposizione del Comitato che organizza lo storico Carnevale di Ivrea? Anche se siete nati da una diaspora del Comitato 1984, tanta Dora è trascorsa da quel giorno sotto il Ponte Vecchio... Hai ragione, anche se tocchi un tasto dolente. Noi - che ci vantiamo di essere attenti osservatori della vita cittadina - vorremmo venire sistematicamente coinvolti nelle cose che riguardano la città: e il Carnevale è la manifestazione principe del mondo eporediese. Ma, per ragioni di cui non sempre riusciamo a cogliere le nuances, gli organizzatori ufficialmente incaricati ci considerano un gruppo antagonista, da non coinvolgere nelle loro attività: e non saremo certo noi ad attizzare polemiche da cortile. Noi ci limitiamo a mettere a disposizione la nostra esperienza e la buona volontà, poi ci sediamo sulle sponde della Dora ad aspettare, dolendoci, credimi, quando vediamo che vengono fatti errori che si potrebbero evitare... Carnevale e San Savino a parte, cosa c'è nel vostro carnet? Di tutto, di più, come nella réclame della RAI. Il gruppo che combatte la sclerosi multipla ci ha chiesto di organizzare la loro festa. Di recente abbiamo deciso di prendere possesso di un angolo degradato di Ivrea per farvi le pulizie di Pasqua. Siamo andati in piazza Perrone, quella del leone con la coda mozza, e l'abbiamo rimessa a nuovo. C'era da sorridere quando la gente, scambiandoci per addetti alla Lega Ambiente, mormorava al passaggio: "Era tempo che veniste a pulire...". Ora l'Amministrazione comunale, convinta che il volontariato sia la risorsa del 2000, vorrebbe cederci in comodato la piazza, a condizione che continuiamo a tenerla sgombra da erbacce, e magari che riusciamo a trovare gli ultimi pezzi della coda del leone... E mentre gli Amis continuano a cercare la coda, a noi non rimane che formulare l'augurio che il loro entusiasmo sia contagioso e che tanti altri si convincano che, per "vivere" la città, bisogna proprio darsi tanto da fare.
Cesare Verlucca |
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