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Era scritto che una manifestazione così cospicua come lo storico carosello eporediese facesse fiorire organizzazioni e confraternite; gruppi storici e folcloristici; ordini, contrordini e ...disordini. Non sarebbe pensabile infatti che - richiamando attorno a sé tanti personaggi di peso e sollevando tanto scalpore ed entusiasmo - il Carnevale limitasse il suo svolgimento ai giorni canonici che vanno dall'Epifania al mercoledì delle Ceneri: perché se la diana del 6 gennaio serve a risvegliar gli umori sopiti degli Eporediesi, predisponendoli ai rinnovati clamori di una festa annunciata, gli scarli del martedì grasso - abbruciandosi fino all'ultima favilla - non spengono affatto gli ardori di una parte di cittadini che continueranno lungo tutto l'anno a riunirsi e a parlar di Carnevale. E par giusto cominciare dall'eroina della manifestazione: l'eroica Violetta che, non contenta di aver spiccato a suo tempo la testa al tiranno e memore forse dei quattro giorni esaltanti del suo regno, mal volentieri si adattava a tornar nel grigiore dell'anonimato, non bastandole la rossa coccarda con pich e pala in argento a distinguerla dalla marea di signore che gravitano attorno alla manifestazione. Ed è così che è nato l'Ordine della Mugnaia con il compito, come recita l'art. 1 della Carta dell'Ordine, di "riaffermare i valori fondamentali della tradizione eporediese, di promuoverne il progresso, di preservare e incrementare le future manifestazioni, in collaborazione e armonia con gli altri organismi esistenti e con quanti promuovono le stesse finalità". Capitava spesso infatti, negli anni precedenti la fondazione dell'Ordine, di vedere signore che, coccarda rossa sul bavero, si aggiravano un poco sperdute durante gli incontri canonici del Carnevale: il sabato sera, alla presentazione della Mugnaia nel salone dorato del civico Palazzo; o al galà del Giacosa; o il martedì all'abbruciamento dello scarlo in piazza di Città; o dovunque la gente si trovasse a festeggiare il Carnevale. Un giorno dell'anno 1977, e più precisamente la domenica di quel Carnevale, si stava danzando all'Hotel Sirio, dove il Coro Alpino Eporediese aveva organizzato la consueta simpatica serata di gala. Ambiente effervescente, come sempre.
Sono presenti alcune mugnaie che si ripromettono, come ogni anno, di incontrarsi, di fare qualcosa. Alcune settimane più tardi, cena dei Picche al Lago San Michele. Alcune mugnaie parlano, con altri personaggi del carosello storico, dei propositi di sempre: "Vediamoci. Facciamo qualcosa". Ma stavolta qualcuno ha deciso che è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti e di raccogliere le sparse forze per unirle in un gruppo omogeneo e compatto. L'amo viene lanciato da Cesare Verlucca, noto operatore culturale eporediese, marito della mugnaia 1973 Monique Van Goietsen-Oven, e grande animatore delle riunioni cittadine. Cinque signore si lasciano di buon grado coinvolgere: Carla Garindo Brunod, mugnaia in carica; Gianna Moia Lavarino, mugnaia 1976; Gabriella Dotto d'Alberto, mugnaia 1975; Lilli Angela Stefanelli, mugnaia 1974; Monique Van Goietsen-Oven Verlucca, mugnaia 1973. Tutte insieme organizzano la prima sin-a dla bela mulinera, che ha luogo all'Hotel La Serra sabato 2 aprile, alle ore 20. Alla cena partecipano dodici mugnaie, scortate dall'eterno Cavallo, più che mai Aiutante di Campo; sei generali, quattro sostituti e i consorti di rito. Massaia, all'epoca grand maître della Serra, aveva predisposto il menu (a lato) che un ameno aveva prontamente trascritto. A partire da quel momento iniziarono, nelle case delle persone interessate, frenetiche riunioni che risultano documentate in un albo destinato a diventare il "giornale di bordo" dell'Ordine: ed è interessante andarvi a ricercare, ad esempio, tra quanti nomi è stato scelto quello che sarà poi attribuito alla neonata associazione: confraternita, consorteria, consorzio, conventicola, fratellanza, comunità, congregazione, associazione, alleanza, società, compagnia, corporazione, unione, federazione, circolo, sindacato, falansterio, lega, sodalizio, setta, camorra, mafia, ordine, capitolo, adunanza, combutta, combriccola. Prevalse in un primo tempo "Lega" (autonomisti ante litteram...), e quasi subito "Ordine". E si arrivò all'11 maggio 1977, data di nascita ufficiale dell'Ordine della Mugnaia: dalla sin-a dla bela mulinera erano trascorsi quarantasei giorni. Il Castello di Parella era sembrato il luogo che più idoneamente si prestava ad ospitare lo "storico" avvenimento. Presente e rogante il Gran Cancelliere, notaio Carlo Burbatti; officiante Cesare Verlucca (al quale viene da subito attribuita la mansione di Gran Segretario, con l'incarico di garantire il corretto funzionamento dell'associazione); la Carta dell'Ordine viene approvata e sottoscritta da quattordici mugnaie: Lilli Angela Stefanelli, Dina Foscale Chabod, Cecilia Ferratini Bermond des Ambrois, Carla Garindo Brunod, Giovanna Ponti De Benedetti, Gabriella Dotto d'Alberto, Laura Guarnero Getto, Teresa Novaria Lupano, Emma Barontini Meriggi, Gianna Moia Lavarino, Elisabetta Blotto Ozino, Cristina Foscale Rosa, Franca Tonso Fornengo, Monique Van Goietsen-Oven Verlucca; sette generali: Giuseppe Curto, Guido Foscale, Sergio Garberi, Arnaldo Manera, Ermanno Ozino, Renzo Peraldo, Dante Volpe; tre sostituti: Serafino Actis Perino, Rinaldo Getto, Pier Luigi Marta. Da quel giorno l'Ordine ha continuato a funzionare, organizzando riunioni ed incontri, sia per i soli membri, sia allargando gli inviti alla partecipazione di una più vasta schiera di amici. Ed ancor oggi vanno ricordate, tra le altre iniziative, la "magnifica cena dell'Ordine" (che si svolge il lunedì di Carnevale ed è una delle feste più ambite del periodo carnevalesco) e la ripetizione annuale della sin-a dla bela mulinera, in occasione della quale vengono accolti nell'Ordine i personaggi dell'ultima manifestazione. Ma l'Ordine partecipa anche ad altre iniziative, concorrendo ad esempio al rifacimento delle bandiere dei rioni, o degli abiti degli abbà, e via elencando. Il suo scopo principale, tuttavia, rimane quello per cui si è costituito: fare in modo che i personaggi delle passate manifestazioni (mugnaie, generali e sostituti) possano trovarsi insieme nello spirito della loro iniziale partecipazione, talché si perpetui anche attraverso di loro il valore delle patrie tradizioni.
Nella logica binaria di una città come Ivrea, votata da un lato al folclore carnascialesco e patria dall'altro del terziario avanzato, a una vezzosa mugnaia corrisponde sistematicamente un brillante mugnaio. Costui, anche se non ha incarichi specifici nel ludico gioco delle parti (la tradizione si limita a rammentarne il nome: Toniotto), riveste tuttavia un ruolo non indifferente nel ménage della vezzosa Violetta, non foss'altro che per la sua qualità di ufficiale pagatore... Nel Carnevale di Ivrea, invece, il compito di un mugnaio si limita, al sabato grasso, a sfilare nel corteo al braccio... del Sostituto Gran Cancelliere e a fare un paio di balli con la moglie, durante il galà successivo (un tempo al Giacosa, ultimamente al Frenzy, essendo il teatro cittadino in fase di risistemazione ormai da molti anni). La domenica pomeriggio, poi, così come il successivo martedì, durante il corteo che sfila lungo le vie cittadine, il mugnaio si installa nel carro che trasporta i quintali di caramelle, cioccolatini e mazzetti di mimose che servono ad alimentare l'antistante cocchio della Mugnaia, occupata a gettare a piene mani i suoi doni al pubblico plaudente: anche il mugnaio viene omaggiato e sollecitato al lancio, ed è questo, forse, il suo unico momento di gloria. Per il resto del tempo, tutti i riflettori sono puntati sulla moglie: ma i mugnai sono per solito felici di brillare di luce riflessa e di indossare i panni, per i quattro giorni carnevaleschi, di prìncipi consorti invidiati e riveriti. |