Abbà

Impersonati da dieci bambini, gli Abbà rappresentano i priori delle cinque parrocchie in cui si festeggiavano separatamente i carnevali rionali prima dell’unificazione avvenuta all’aprirsi dell’Ottocento. Nel ‘700 l’Abbà capeggiava la Badia (associazione o gruppo di giovani che organizzava le feste), portava come insegna un pane conficcato in cima ad una picca ed era il trascinatore della festa, con compiti anche organizzativi. Talvolta egli era anche il munifico finanziatore delle spese, in particolare di quelle per lo scarlo e la distribuzione di generi alimentari. L’Abbà viene presentato alla città dal Generale, durante la cerimonia dell’alzata che si svolge in una delle due domeniche che precedono il Carnevale. Indossa un ricco costume di foggia rinascimentale e porta, in sostituzione della picca col pane, uno spadino in spalla con un’arancia conficcata sulla punta a simboleggiare la testa mozzata del tiranno. Nella Marcia, sfila a cavallo, accompagnato da un palafreniere. Da sempre è prerogativa degli Abbà appiccare il fuoco, la sera del martedì grasso, agli scarli che sono stati issati in piazza Maretta per la Parrocchia di San Maurizio, in piazza Castello per la Parrocchia di Sant’Ulderico (un tempo questo scarlo era posto in piazza della Credenza per la parrocchia dei Santi Pietro e Donato, che ora non esiste più), al Rondolino per la Parrocchia di San Lorenzo, in piazza di Città per la parrocchia di San Salvatore e in Borghetto per la Parrocchia di San Grato. Recentemente si è costituito l’Ordine degli Abbà, che raggruppa tutti coloro che hanno rivestito il ruolo di rappresentanti dei rioni cittadini.

 

 

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