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Sino al chiudersi del ‘700 il Carnevale di Ivrea era celebrato autonomamente da ogni rione con feste, cortei (marce), pranzi, distribuzione di vivande, danze, sparo di mortaretti (fusëtte) e si concludeva con l’abbruciamento degli scarli. La tradizione locale racconta di una rivalità fra i vari rioni che trovava l’occasione di esplodere nel corso della festa carnevalesca e l’incontro-scontro fra i vari cortei avrebbe provocato spesso risse violente e sanguinose. Sulla scorta di questa tradizione si sono tramandate molte leggende locali sul modo in cui le autorità cittadine, preoccupate per l’ordine pubblico, avrebbero provveduto a riformare il Carnevale. In questo contesto, fu probabilmente creato un gruppo di controllo delle manifestazioni, una sorta di servizio d’ordine: e in tal senso si esprimono i pochi documenti storici dell’epoca. Secondo la tradizione consolidatasi nel secolo scorso, per governare e guidare la manifestazione venne nominato un uomo che, godendo di grande prestigio presso la cittadinanza, ben rappresentava la cultura e l’orgoglio municipalista, allorquando i carnevali rionali, unificati in una sola manifestazione cittadina, diventano la festa civica per eccellenza della Città di Ivrea. Per questa persona, dice ancora la tradizione, si ottenne il diritto al titolo e all’uniforme di Generale dell’esercito napoleonico. Inoltre al Generale fu successivamente concesso di chiamare con sé altre persone che, in veste di Ufficiali dello Stato Maggiore, lo aiutassero nella difficile impresa. In realtà la nascita di questo nuovo capo della festa è ben più articolata e prosaica, ma non per questo meno suggestiva. Il Generale del Carnevale di Ivrea, che probabilmente compare con l’aprirsi dell’Ottocento, è in realtà il rapppresentante delle autorità comunali eporediesi: queste ultime infatti, proprio allora, si stavano impadronendo dell’antica festa per trasformarla in un rituale civico. Il Generale quindi non interpreta la figura di un personaggio, ma è chiamato a esercitare i compiti ben precisi dell’autorità che sovrintende all’ordine pubblico. Il Generale entra in carica il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, quando, dopo che Pifferi e Tamburi hanno svegliato e chiamato a raccolta la città, presso il Municipio avviene la consegna della feluca (il copricapo di foggia napoleonica ornato di bianchi piumetti di struzzo) e della sciabola da parte dell’interprete dell’edizione precedente. Il giovedì grasso, poi, riceverà dal Sindaco, nella cerimonia del Passaggio dei poteri, la fascia di primo cittadino insieme agli oneri (oggi simbolici) del controllo dell’ordine pubblico. Il Generale, anche quando non ne sia, per cerimoniale, il protagonista principale, è presente a tutte le manifestazioni del Carnevale ed è sempre invitato in quelle ad esso collaterali. Oltre alla feluca, alla sciabola e alla fascia bianco rossa, indossa alti stivali speronati, calzoni e guanti bianchi e una splendida giubba nera con bordi dorati, bottoni e spalline dorati. È assistito e coadiuvato da un drappello di Ufficiali dello Stato Maggiore, fra i quali nomina gli Aiutanti di Campo, e da quattro Vivandiere. Il cerimoniale e la tradizione non pongono limiti al numero delle chiamate per lo stesso cittadino a rivestire il ruolo del Generale.
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