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Mugnaia
![]() Quando un fatto storico è riconosciuto particolarmente importante per una comunità, attorno ad esso col passare del tempo fioriscono le leggende, poiché queste hanno la capacità di ingentilire gli avvenimenti e di personificare in simboli i sentimenti che sono stati alla radice del fatto stesso. Poi, sempre nel tempo, la ricorrenza del fatto viene esaltata con la celebrazione del simbolo, soprattutto quando non vi siano più testimoni diretti. Così è nata la Mugnaia del Carnevale di Ivrea, dalla commistione fra storia e leggenda, fra ricordo e celebrazione. Non per nulla il personaggio compare sulla scena, nella forma attuale, in pieno periodo romantico e risorgimentale. Dunque la Mugnaia è l’eroina, è colei che è stata elevata a simbolo della libertà conquistata da tutto un popolo in rivolta contro il tiranno feudale. Nel Carnevale del 1858 troviamo documentata la comparsa della prima Mugnaia seduta sul carro trionfale, ma già prima di allora la figura di Violetta era impersonata dall’ultima sposa del rione, chiamata a dare la prima zappata per il piantamento dello scarlo. Oggi, che di quel romanticismo letterario e allegorico non vi è più traccia nella vita quotidiana, gli Eporediesi amano ancora rispolverare, ogni anno, quel simbolo così legato alle proprie radici storiche. Ed è per questo che la Mugnaia è il personaggio principale della festa, il più valorizzato, esibito, applaudito e rispettato, e alla sua interprete si richiede il massimo delle prestazioni, non esentandola da critiche, anche aspre, in forza del fatto che il suo personaggio appartiene al patrimonio di tutti. Ma, come scriveva Angelo Pietra, storico del Carnevale: «Guai a chi tentasse, anche per ischerzo, mancare di rispetto a questo simbolo forte e gentile: tutta Ivrea insorgerebbe furibonda a difenderlo». La Mugnaia veste di bianco, perché simbolo di fedeltà, porta il berretto frigio in quanto eroina della rivolta e sfila sul carro dorato in segno di vittoria trionfale. L’aggettivo che la caratterizza non è «bella», ma «vezzosa», cioè aggraziata e gentile, come vuole la tradizione. Deve essere sposata, perché sposa era la Violetta della leggenda, che mozzò la testa al tiranno. |
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