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Il suono dei Pifferi e Tamburi apre il Carnevale la mattina dell’Epifania, lo accompagna in ogni manifestazione e lo chiude la sera del martedì grasso. Fra tutte le istituzioni storiche e tradizionali che popolano il carosello eporediese, quella dei Pifferi e Tamburi è quasi certamente la più amata, quella che induce a immediata simpatia. Già al tempo di Emanuele Filiberto, il restauratore dello stato sabaudo, nel castello delle quattro torri risiedeva stabilmente una banda di pifferi e tamburi al servizio del presidio eporediese. I suonatori erano reclutati sul posto, mentre il maestro proveniva solitamente dalle rinomate scuole musicali di Lucca. Oggi la Banda dei Pifferai e Tamburini, come è chiamata dal Cerimoniale, è diretta dal Primo Piffero che ha il compito di dare gli attacchi, mentre al Tamburo Maggiore è affidata la responsabilità del ritmo. L’uniforme del gruppo è storica, anche se un po’ modificata nel tempo: rosso berretto frigio in capo, giubba rossa con collo e risvolti dei polsi verdi, bottoni metallici dorati, calzoni verdi con banda rossa. Soli strumenti del complesso sono i piccoli pifferi in legno, i tamburi e la grancassa: più che sufficienti, insieme all’immediata simpatia del gruppo, a destare in ogni Eporediese quell’entusiasmo e quel coinvolgimento totale che sono il tocco magico del Carnevale d’Ivrea.
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