ARMONIA & CONFLITTO

Le due prime "leggende di fondazione" del Carnevale di Ivrea: 1798, 1824


In questa sezione viene trattato un tema più volte comparso nel corso dei precedenti incontri con la storia della festa eporediese: un tema emblematico per definire i termini entro i quali il Carnevale di Ivrea andò via via trasformandosi nell'attuale rappresentazione, volta a richiamare il senso di una identità comunitaria. Intendiamo, infatti, soffermare l'attenzione di quanti scorreranno le pagine della rivista sul processo che ha condotto le élite culturali e sociali della città a una prima attribuzione di valori nei confronti di una locale antica tradizione: tradizione che possiamo, seppur con cautela, definire con il termine di "popolare". Vedremo come tale processo si collochi tra la fine del Settecento e gli anni venti dell'Ottocento. In particolare saranno evidenziati i due momenti storici che aprono e chiudono un'epoca di transizione e di cesura: il periodo della municipalità repubblicana sotto il dominio francese e gli anni della Restaurazione, dopo l'avventura napoleonica. In relazione a tali momenti storici racconteremo come andranno differenziandosi e caratterizzandosi gli ideali attribuiti al Carnevale di Ivrea. Da un simile confronto trasparirà in tutta la sua valenza lo scontro, anche simbolico, fra due concezioni del mondo e dei rapporti fra gli uomini. Per l'età repubblicana, infatti, vedremo celebrato un ideale di insurrezione, la lotta contro la tirannide: per gli anni della restaurazione monarchica, al contrario, assisteremo alla proposta di un ideale di pacificazione sociale. Rimarrà emblematico, in ogni caso, questo riflettersi e stemperarsi di temi universali, specchio di precise situazioni storico-sociali, nell'apparente quotidianità di un rituale festivo.

I miti di fondazione di un evento festivo Quale premessa all'argomento vero e proprio di cui discuteremo, riteniamo utile richiamare brevemente alcune nozioni teoriche al fine di meglio comprendere il tema della ricerca. Nella fattispecie vogliamo accennare al rapporto che si è instaurato tra le tradizioni popolari da un lato, e la scrittura, ovvero la costruzione dei miti, dall'altro. Cominciamo dunque dal primo punto - il legame fra consuetudine e scrittura - seguendo le indicazioni di Jean Cuisenier, studioso di arti e tradizioni popolari, già direttore del Centre d'ethnologie francaise, e autore di molte pubblicazioni sul folclore europeo. Nel suo lavoro, che si segnala per l'ampio e variegato ventaglio di esperienze, la critica ha individuato "un confronto quotidiano con i problemi della raccolta, della catalogazione e dell'esposizione museale dei beni culturali demo-etno-antropologici, che hanno portato Cuisenier a osservare in profonditˆ come il dato etnografico si trasformi soprattutto quanto più l'informazione orale diventa scritta, testuale, stabile". Parole, queste, dovute a Piercarlo Grimaldi che ha curato l'edizione italiana (con il titolo "Manuale di tradizioni popolari" Roma, Meltemi editore, 1999) dell'opera di Cuisenier, "La tradition populaire", uscita in Francia nel 1995. In tale volume Cuisenier, affrontando il tema " tradizioni popolari e scrittura".

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