
LE BANDIERE DEL CARNEVALE
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Familiari presenze coreografiche e testimonianze eloquenti di storia secolare, le bandiere che aprono "la marcia" fanno parte del nucleo più antico e prezioso del nostro carnevale. Ma gli stessi eporediesi, pur conoscendo lo stretto legame delle bandiere con le parrocchie ed i rioni della vecchia Ivrea, stentano a distinguerle e finiscono per riconoscere quelle sole fregiate del nome del rione o del santo protettore della chiesa parrocchiale. Verso le altre, tutte abbastanza simili per il disegno e per i simboli di cui sono adorne, ma di difficile identificazione, resta spesso una curiosità inappagata, che qui tenteremo di soddisfare. Ormai, ed è un fenomeno comune a molti centri storici interessati dalla massiccia industrializzazione del territorio, nella società eporediese contemporanea l'attaccamento al proprio quartiere si è affievolito e quasi estinto ed un generico legame con la città nel suo insieme pare esaurire il bisogno di identità di giovani ed anziani. Non era cos“ in passato. Il "campanile" era quello del proprio rione e, proprio negli spazi angusti di un tessuto urbano di modeste dimensioni, com'era quello della vecchia Ivrea, i confini tra i vari territori parrocchiali, tra nucleo cittadino e frazioni extraurbane, erano netti e sentiti. A suffragare tale stato di cose concorre la considerazione che, almeno fino al 1808, le feste di carnevale celebrate nelle cinque parrocchie in cui si suddivideva la città, erano distinte le une dalle altre e, come vuole la tradizione, addirittura animate da reciproche rivalità e da frequenti disordini. Di quelle ripartizioni territoriali cittadine e di quelle consuetudini carnevalesche, oltre che nella memoria popolare e negli scritti degli eruditi locali, resta traccia nelle bandiere e nelle figure degli Abbà, che verosimilmente altri non erano se non i priori delle feste rionali, sia religiose che profane. Per quanto concerne le bandiere, va osservato che gli esemplari odierni non sono più quelli in uso all'inizio del secolo scorso, nel frattempo più volte rinnovati perché ormai logori, ma essi certamente ne riproducono colori e fregi e ci consentono di ricostruire con sufficiente approssimazione l'aspetto di quelli più antichi. La foggia e le decorazioni dei vessilli appaiono per lo piť improntate a modelli militari settecenteschi propri dell'esercito sardo, mentre quelli più recenti, introdotti dopo l'unificazione dei carnevali cittadini, a seguito della creazione di nuove parrocchie, sono per lo piť frutto di rielaborazioni del periodo romantico con prevalenza di motivi devozionali. I drappi confezionati in seta, sono tutti, salvo uno quadrato, di forma quadrangolare e di dimensioni leggermente diverse gli uni dagli altri, sia per l'altezza che per la larghezza. Essi presentano le due facce, il recto ed il verso, identiche, salvo per le scritte, e quasi tutte sono ornate di una bordura continua che richiama quella delle bandiere militari del sec. XVIII. Le aste, munite di una freccia in ottone con lo stemma della città, sono rivestite in velluto di vario colore, fissato da borchie. Le bandiere esistenti oggidì, non sempre tutte presenti nelle cerimonie e nelle sfilate carnevalesche, causa la crescente difficoltà di reperire gli alfieri occorrenti, sono le seguenti: S. Lorenzo, S. Salvatore, S. Maurizio, S. Ulderico, S. Grato, Torre Balfredo, S. Bernardo e Sacro Cuore. L'elencazione qui fornita rispecchia l'ordine cronologico di costituzione delle rispettive parrocchie, indipendentemente dalla loro maggiore o minore importanza e dalla sopravvenuta soppressione di talune di esse. Di altre chiese parrocchiali, tra le più antiche della città (come S. Pietro in Vicinasco, S. Quirico, S. Stefano ecc.), anch'esse non piť esistenti, non è rimasta traccia nelle bandiere carnevalesche, giacché la scomparsa di tali parrocchie risale molto indietro nel tempo ed il loro territorio fu allora assegnato ad altre parrocchie di nuova costituzione od a quelle confinanti. |
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