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«La Cappelletta dei Tre Re e la Madonna del Monte sono mete predilette degli eporediesi che cercano una boccata d’aria fuori dalle vie cittadine. Quell’altura, discretamente lontana, è considerata far parte della città come se ne fosse un pubblico giardino.»
Così scriveva quasi cento anni fa Francesco Carandini in Vecchia Ivrea.
Oggi, che la città è cresciuta, non consideriamo lontana quell’altura che è rimasta un bel giardino e una meta amata e frequentata dagli eporediesi.
In occasione dell’Epifania i personaggi storici del Carnevale vi fanno rivivere le antiche cerimonie, documentate fin dal 1585 e dal 1630, quando il Poestà e i Credendari andavano alla chiesetta in pubblica forma e nella messa solenne offrivano due ceri.
Il monte Stella, in antico chiamato Monte Pautro, fu sede di edifici di culto mariano sin dal Medioevo. Sulla sua vetta sorge la chiesetta dei Santi Magi o dei Tre Re, edificata intorno al 1220, si dice per suggerimento di San Francesco d’Assisi, allo scopo di ottenere la preservazione dalla grandine e, fino alla costruzione della chiesa sottostante, si chiamava della Madonna della Stella. Il Carandini afferma che persone ancora viventi avrebbero visto la lettera di San Francesco alla città, ma noi non ne sappiamo nulla di più.
Era una chiesetta importante e molto frequentata, tant’è che fin dal 1493 il Papa Alessandro VI concesse in perpetuo l’indulgenza di cento anni a chi vi si recasse nelle feste dell’Epifania, Pasqua, Corpus Domini e Assunzione di Maria Santissima. Nel 1754 fu ingrandita con l’aggiunta dell’attuale piccola sagrestia.
Recentemente sono stati ritrovati e recuperati affreschi di pregevolissima fattura, forse della scuola dello Spanzotti, e la loro qualità prova la devozione dei fedeli e la considerazione per quel luogo di culto.
Nel 1627, in tempi difficili per la città, colpita a più riprese dalla peste e coinvolta in guerre e assedi rovinosi, gli eporediesi costruirono un poco più in basso, “con comuni limosine”, la prima delle tre cappelle di un’altra chiesetta in onore della Madonna del Monte, raffigurata con i tratti della Vergine di Oropa, la cui devozione era molto viva. Poi, nel 1658, la città donò terreni e denaro per completare la chiesa con la costruzione di altre due cappelle, a titolo di ringraziamento per l’intercessione della Madonna «per essere stata questa città liberata dalla peste e dalla fame e dalle guerre, che per loro corso di 34 anni desolate aveano queste provincie.»
Secondo don Riva, rettore di San Lorenzo dal 1761 al 1794, l’edificio sarebbe invece molto più antico perché, in base a un documento del 2 ottobre 1492 conservato nell’Archivio vescovile, risulta che a quell’epoca almeno il primo nucleo della chiesa fosse già esistente.
I due sacri luoghi, dei Tre Re e della Madonna del Monte, sono comunque molto antichi e, nel Theatrum Sabaudiae del 1674, sono rappresentati su una stilizzata e fantasiosa collina fuori dalle mura, a destra del lago di città. Nel 1923, infine, fu costruito il campanile e rifatta la facciata in stile neogotico.
La Madonna del Monte era a navata unica con al fondo l’antico sacello chiuso da una cancellata entro cui stava l’altare e, sopra, l’affresco riproducente la Vergine tra San Bernardo e San Eusebio. Purtroppo nel 1954 la deliziosa chiesetta, tutta tappezzata di ingenui ex voto che ricordavano le grazie ricevute dalla Madonna nel corso di secoli, ai quali si erano aggiunte le foto dei giovani sotto le armi, fu demolita perché sulla sua area sarebbe dovuto sorgere un nuovo santuario, per ottemperare a un voto fatto dalla città durante la guerra, nell’estate del 1943.
Ma il progetto era troppo ambizioso e del grande santuario fu costruita e consacrata solo la parte absidale oggi in uso. L’antico affresco della Madonna e Santi fu però staccato dal muro e oggi è ben visibile, incorniciato sopra l’altare del nuovo santuario. Recentemente è stato accuratamente restaurato, rivelando particolari nuovi.
Un piccolo spiazzo piano lungo la salita del monte fu dedicato alla memoria dei caduti in guerra e su ogni albero c’era una targa col nome di un caduto. Poi gli alberi sono cresciuti, sono stati rinnovati, le targhe si sono perse e pochi sanno che quello è un luogo dedicato alla memoria.

Altri tristi ricordi dell’ultima guerra sono le “polveriere”, depositi di esplosivi, semidistrutte e in completo abbandono, che sarebbe quanto mai opportuno abbattere o sistemare, allo scopo di completare il recupero ambientale del monte ottenuto con il restauro delle cappelle.
Lungo la salita, infatti, partendo dai piedi della collina e fino al piazzale dell’attuale santuario, si snodano quattordici pregevoli cappellette della Via Crucis. Furono fatte costruire a proprie spese da un certo signor Begala; nel 1825 furono ufficialmente benedette e nel 1839 completate con gli affreschi del pittore Domenico Cattaneo. Nel 1923, in occasione del rifacimento della facciata della chiesa, anche sulle cappelle si fecero alcuni restauri e il pittore eporediese Simone Salassa riaffrescò le scene della passione, pressoché scomparse.
Da allora, le intemperie e la mancanza di manutenzione hanno negli anni gravemente danneggiati sia gli affreschi che le cappelle. Attualmente è in fase di avanzata realizzazione un progetto di completo restauro, promosso da un comitato di cittadini e già in buona misura finanziato con pubbliche sottoscrizioni, che ha riportato alla luce gran parte dei pregevoli affreschi e rimessa in evidenza l’elegante linea architettonica delle cappelle, raro esempio di una completa Via Crucis all’aperto ancora conservata.
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