IL TRIONFO DI UNA DONNA IN UNA FESTA DI UOMINI


In un articolo comparso su "La Diana" dello scorso anno, Federico Perinetti poneva in evidenza lo scarso entusiasmo con cui i cronisti eporediesi di metà Ottocento accolsero la Mugnaia, oggi eroina incontrastata del Carnevale di Ivrea. Partendo da tale constatazione, e sviluppando un'idea di Francesco Gioana, abbiamo pensato di far cosa grata ai lettori indagando i motivi di quella drastica opinione: "La Mugnaia nel Carnevale di Ivrea: che errore!" Abbiamo perciò compiuto una ricerca a livello di storia della festività in Europa, tra Antico Regime e Ottocento, per dimostrare che la donna non fu mai protagonista delle feste pubbliche e ufficiali e tantomeno del Carnevale. In tale contesto vedremo un solo esempio, di breve durata temporale, in cui la figura femminile emergerà nella festa. Ma procediamo con ordine, presentando quale premessa il percorso di studio suddiviso in tre momenti principali. Nella prima parte ci soffermeremo sul Carnevale quale festa dal carattere quasi esclusivamente maschile (celebrazione rituale di gruppi giovanili: le Badìe), nella quale la donna risulterà essere la vera destinataria della festa medesima. Nella seconda parte vedremo come il Carnevale dei secoli scorsi abbia inteso restituire, attraverso allegorie e travestimenti, l'immagine della donna: una immagine che contribuirà a ridisegnare il difficile equilibrio tra mondo maschile e mondo femminile. Nella terza parte, infine, esulando dall'ambito propriamente carnevalesco, assisteremo alla comparsa della donna sulla scena festiva della Rivoluzione francese: un effimero trionfo, destinato a chiudersi su un universo maschile nuovamente unico e indiscusso protagonista della festa. A coronamento del saggio abbiamo posto alcuni documenti relativi alla Mugnaia del Carnevale eporediese. Ricordiamo, inoltre, che la prima parte dello scritto riprende alcuni brani dal volume: "Il getto delle arance nel Carnevale di Ivrea", opera dovuta allo scrivente e a Gabriella Gianotti.

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