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L’EPIFANIA:
"APERTURA DEL CARNEVALE"
«A chi di noi non ha fatto battere il cuore il primo ritornello di Pifferi e Tamburi il mattino dell’Epifania primo giorno di Carnevale?» Così scriveva il maggior cantore delle memorie locali eporediesi Francesco Carandini: l’Epifania segna infatti per Ivrea l’inizio del periodo carnevalesco, annunciato dalle note dei Pifferi e Tamburi nel loro tradizionale giro per le vie cittadine. La consuetudine di dare inizio ai festeggiamenti carnevaleschi con il giorno dell’Epifania si ritrova in molti paesi ed ha origini molto antiche. Valga come esempio il simpatico proverbio siciliano: “Doppu li Tri Re tutti olè”. Sull’inizio del Carnevale scrive ancora lo studioso di tradizioni popolari Cesare Pola Falletti: «...In Borgogna nella prima domenica dell’Epifania, si festeggiava il Carnevale raffigurato da un grosso fantoccio di paglia che le donne della città inghirlandavano e che così inghirlandato veniva fatto passeggiare trionfalmente per le vie...». Nel Medioevo l’Epifania era un segnale di gioia e di gozzoviglia, persino nei palazzi episcopali si facevano grosse feste a cui tutta la popolazione poteva partecipare; nelle città avvenivano processioni con torce, cavalcate, ed elezione del papa dei matti.
In Ivrea, caratteristica del 6 gennaio è da molti secoli la festa che si svolge alla piccola "Cappella dei Tre Re", sulla collina dietro il Santuario del Monte Stella. La tradizione agiografica ci tramanda che questo luogo di culto fu voluto da S. Francesco d’Assisi, durante il suo passaggio da Ivrea intorno al 1220. Grande era un tempo l’afflusso degli Eporediesi, e lungo il viale che conduce al Santuario era tutto un susseguirsi di bancarelle che vendevano dolci e i caratteristici marònét. I marònét sono castagne fatte seccare nella buccia, poi cotte e lasciate raffreddare. Davanti ad ogni bancarella, al richiamo dei venditori, si formavano lunghe code di persone in paziente attesa di comperare il tradizionale dolce. Alla Cappella si andava per la Messa che si svolgeva verso sera, preceduta dal rosario intonato da gruppi di donne. Al ritorno la gente si fermava nelle caratteristiche piole a bere una tazza fumante di vin brulè. Oggi l’interno della Cappella, e purtroppo anche l’esterno, non è più come quello di una volta. La paura dei ladri ha indotto saggiamente a mettere in salvo le belle statue del presepio risalenti alla fine del Quattrocento. Statue che ora, finiti i necessari restauri, sono al Museo Civico di Ivrea.
“L’Epifania tute le feste a pórta via, ël Carlévé ai fa torné” si dice in Ivrea e con ragione, perché il suono dei Pifferi e Tamburi il mattino del 6 gennaio riporta in città quella caratteristica atmosfera che gli Eporediesi ben conoscono. I componenti del gruppo Pifferi e Tamburi si sono sempre tramandati di padre in figlio la tradizione dell’uscita il giorno dell’Epifania, come appare evidente da questa testimonianza rilasciata ad Amerigo Vigliermo da parte del suonatore di piffero Domenico Zoppo: «Una volta il Carnevale si faceva tutto differente!... io ti dico come facevano quando io ho cominciato a suonare il piffero. Dunque, si usciva sempre all’Epifania e finiti i giri si andava su alla chiesetta dei Tre Re... quella chiesetta che c’è lì, sopra Monte Stella, e si faceva una piccola merenda e poi ognuno era libero di andare per conto suo. Questo servizio dell’Epifania lo facevamo sempre, da aggiustarci a non aggiustarci per il resto del servizio... sì, lo facevamo noi spontaneamente, perché era la manifestazione che noi dovevamo fare come invito al Carnevale... sì, sì, l’avevano già sempre fatta anche i nostri vecchi! Era una roba vecchia!»
Alla tradizionale uscita dei Pifferi e Tamburi dell’Epifania si aggiunge, verso la prima metà dell’Ottocento, un’apertura ufficiale del Carnevale, con un pranzo da organizzarsi il 6 gennaio. Di questa cerimonia abbiamo una testimonianza scritta rappresentata dai Processi Verbali di Apertura, redatti sugli appositi Libri.
Incominciando dal primo Libro, troviamo in data 26 febbraio 1818 un Processo Verbale che ci permette di approfondire maggiormente le cause della nascita di tale convivio.
PROCESSO VERBALE
Noi Antonio Pezzatti Generale del Carnovale /Promettiamo d’esercire l’uffizio nostro con tutta assiduità /Premura e zelo in cadun anno, acciò gli usi antichi /Carnovaleschi non abbiansi a perdere /Ivrea li venti sei febbraio l’anno /Diciotto sopra il mille ed ottocento. /Or per sì fausto e fortunato evento /chi mi darà si turgida /vena di vivi e fervidi concetti /onde spiegar quel giubilo /che a tutti innonda gli esultanti petti? /Egli si può ben scernere /a ognun in volto a chiare note impresso; /ma di poterlo esprimere /a rozza penna mia non è concesso. /Avea per anni e secoli /serbata Ivrea bella e giuliva usanza /con che rendea indelebile /nei figli suoi soavi rimembranze: /La rimembranza amabile, /che s’abolì feudalità tiranna /che fea di questi popoli /aspro governo, ch’ogni jus condanna. /Quindi né di che chiudono /Il Carnoval vedeansi Uomini e Donne, /quasi direi, farnetici /pel gaudio gongolar in strane gonne. /E fino i putti teneri Abbà /per insultar con libertà bizzarra /all’odiata memoria /dare di propria man fuoco alla Scarra Scarlo /Così grato spettacolo, /che agli uni, e agli altri obbliar fea ogni male /in tutto ormai cangiavasi /perché languir vedea il suo Generale. /Ma generosi stimoli /si diero all’estro suo quasi sopito; /eppiù lieto a rivivere /tornò quell’uso a ognun tanto gradito /Ma chi è che gli diè l’anima /per far ch’uso in oblio si bel non cada? /Li degni gentiluomini /di quest’illustre società Cialada.
Pessatti Antonio, Generale
Audifredi Carlo, Aiutante
Indi li membri della Società infrascritti in attestato di riconoscenza alle opere, e direzione del Generale del Carnovale per la conservazione delle feste consuete si obbligano, e si sottomettono per loro, loro propri eredi, successori di dare un pranzo al detto generale suoi aide du champ e seguito in ogni anno al primo giorno del Carnovale e ciò per incoraggiamento universale, e per allettare maggiormente le feste e marce carnevalesche dedicate a sì importante feste.
Ivrea 26 febbraio 1818.
Firmano: Angelo Fava Capitano, Savino Pessatti, Vincenzo Fani, Giuseppe Viola, Medico Borgialli, Marcello Biava, Quaglio Vincenzo.

La Società di cui si parla nel Verbale doveva evidentemente essere una Società Carnevalesca, preposta all’organizzazione della festa. Al 1818 è dunque da ascriversi l’inizio di tale pranzo tradizionale, pranzo voluto dai membri della predetta Società in omaggio al Generale e ai suoi Ufficiali. In un Verbale del 1832 troviamo chiara l’indicazione del sei gennaio come primo giorno di Carnevale; anche se poi il pranzo ufficiale di apertura si è svolto per varie cause in date diverse, a seconda degli anni. Eccone una chiara testimonianza:
PROCESSO VERBALE
L’anno del Signore milleottocentotrentadue, alli undici del mese di gennaio in Ivrea.
Non avendo potuto aver luogo sotto li sei andante primo giorno di Carnevale la solita congrega Carnovalesca, onde solennizzare l’antica festa chiamata Scharlo, e bramando la popolazione, seco giunte le autorità militari, amministrative, civili, di conservare si lodevole usanza, la quale nel mentre che serva di divertimento, arreca un considerevole avvantaggio alla Città, hanno unanimamente stabilito di convocarsi come si sono convocati stamane a pranzo, nella solita sala dell’Albergo del Cavallo Bianco, ove lo Stato Maggiore del Carnevale ha presieduto e fatto onore alle rispettive cariche, ed in segno della generale soddisfazione si è redatto il presente ad eterna memoria e si sono tutti sottoscritti.
Firmano: Pessatti Savino Generale, Avv. Giuseppe Accotto, Coppa Cancelliere in ritiro, Ladda Carlo, C. Leone Sindaco, Avv.o M. Ruffini, Giuseppe Chiodi, Giuseppe Piazza, Camillo Molinatti, Germanetti medico, Accotto Pietro aiutante Generale, Coppa Giuseppe Gran Cancelliere.
Con il passare degli anni, in calce ai Verbali di Apertura si possono leggere dei versi d’occasione, di cui come esempio riportiamo il:
VERBALE D'APERTURA del Carnovale pel 1846
L’anno del Signore mille otto cento quarantasei, ed al ventidue del mese di gennaio nella solita sala dell’Albergo del Leon d’Oro posta quivi Parrocchia del Duomo.
Ad oggetto d’addivenire all’apertura del Carnovale pel corrente anno sonosi oggi congregati in quest’albergo del Leon d’Oro le Autorità tanto civili che militari di detta Città; unitamente a tutta la popolazione della medesima in persona dei di Lei abitanti infrasottoscritti, li quali con l’intervento dello Stato Maggiore del Carnovale, meno però dell’illustrissimo signor Maresciallo Savino Pessatti, che trovasi momentaneamente assente da questa città, hanno in esecuzione delle obbligazioni di cui in atto 26 febbraio 1818, previo lauto pranzo solennemente festeggiata l’apertura del Carnovale 1846, ed hanno in perpetua memoria sottoscritto il presente verbale in segno d’esultanza da più secoli già dai nostri maggiori praticato concedendosi del tutto le opportune testimoniali.
Con un corredo amplissimo /Di vini, di bottiglie e di vivande /Al lieto suono dei pifferi, /In mezzo alle bandiere memorande /Fra il comune tripudio e l’esultanza, /Ecco Signori, il Carnoval s’avanza.
/S’avanza ognor scherzevole, /Ognor gaio, e paffuto, e rubicondo /Oh! Salutiamo unanimi /Questo ridente avventurier del mondo, /che ha per scettro un bicchiero, ha per seguace /Riso, feste, tripudii e giochi, e baci.
/Sulla sua fronte giovane /mai non lasciava alcuna orma il dolore. /Ei nasce in mezzo al gaudio /fra il riso vive, e fra le feste muore, /E nella breve sua gioconda vita, /A novelli piacer sempre c’invita. /Ed ei la vaga reggia /fraternamente in mezzo a noi ponea /E il riso suo più splendido /Serbava ai figli della forte Ivrea /Sposando a gloriosa ricordanza /Delle sue pompe il fasto e l’esultanza. /Oh! Più d’ognun porgiamogli /Noi di laudi, e di feste alto tributo. /Al suo venire faustissimo, /Nissun cor resti freddo, o labbro muto, /Ma elevisi un sol grido universale /Viva d’Ivrea per sempre il Carnovale.
Firmano: Panietti Generale, Giacinto Riva, Luigi Riva, Bellono Eugenio, Medico-chirurgo Gaspar Borgetti, Avv.o Squarzini, F. L. Curbis, Forneri.
Ormai il pranzo di apertura del Carnevale è entrato anch’esso a far parte della tradizione, così che Scipione Araldi nel 1847 poteva scrivere su "Il Mondo Illustrato": «Fin dal primo aprirsi d’ogni stagione carnevalesca si suole offrire al generale ed al suo corteo un pubblico banchetto, ove il fiore della milizia, della magistratura e dei cittadini d’Ivrea fa eletta corona a quel duce della festa, e prima di sciolersi l’adunanza, i singoli membri della medesima confermano col proprio nome l’atto di apertura del carnevale, atto che solennemente si roga dal cancelliere fra il rimbombo di bellici stromenti, che ripetono le vecchie arie marziali così gradite agli Eporediesi.»
Purtroppo i vari Verbali sono tutti compilati con la stessa formula, e solo in rare occasioni riportano le cronache di avvenimenti accaduti durante la cerimonia di apertura. A dirci qualcosa di più su quanto avveniva sono le cronache giornalistiche. Ne riportiamo un paio come esempio.
Da "La Dora Baltea" dell’undici febbraio 1886:
PRANZO DEL CARNEVALE
Erano 80 non tutti giovani né tutti forti, quelli che si sono radunati domenica scorsa allo Scudo di Francia per solennizzare l’apertura delle nostre feste carnovalesche. Decisamente i pranzi sono la migliore delle istituzioni quando si passano nella più schietta allegria, come avvenne appunto di quello di domenica. I buoni pranzi non hanno storia e non si raccontano che per i brindisi.
L’Atlante del nostro mondo carnevalesco, che continua ad essere il signor Gamacchio, ha brindato alle nostre feste tradizionali, alla libertà ed al... Sottoprefetto.
Il cav. Peyla, che ha aspettato d’aver varcata la cinquantina per sfoderare un’eloquenza tribunizia finora ignota anche ai suoi più intimi, ha fatto un bellissimo brindisi al progresso, alla concordia, allo avvenire d’Ivrea, ed ha, anche lui conchiuso bevendo al... Sottoprefetto, che a quanto pare minaccia di diventare addirittura il Beniamino del Circondario.
Il cav. Veyrat, tirato in ballo così gentilmente, se l’è cavata come un uomo che non è soltanto Sottoprefetto, ma che ha dello spirito. Ebbe bellissime parole per la nostra mugnaia ch’egli chiamò una Giuditta patriottica, ed a proposito dei tacchini di Massaua, notati nel menu del pranzo, trovò modo di brindare all’esercito in generale ed al capitano Previti in particolare.
Per chi nol sapesse, il capitano Previti è un ufficiale del 60° Reggimento nato a Trapani, e che già fu in distaccamento a Aosta.
Un uomo che aveva così percorso tutta la scala termometrica, era fatto apposta per andare in Africa e tornarne sano e salvo.
Parla ultimo l’ingegnere Lullin, il quale abusando della sua candida barba tenta farci un compendio della storia degli ultimi cinquant’anni. I convitati vedendo sorgere alla loro mensa un inaspettato concorrente di Cesare Cantù, soffocano l’oratore sotto una valanga d’applausi.
Il vegeto ingegnere si siede commosso e contento; e la compagnia si scioglie e giunta nella piazza municipale, parte unita per diverse parti.
Un meritato soffietto al bravo giovane Billia, il quale tenuto conto della mitezza del prezzo, ha superato se stesso. Confidiamo che farà miracoli il giorno assai problematico e lontano che ammanirà un pranzo ai cinque Deputati del V Collegio, che anche essi camminano uniti per diverse parti.
(Uno degl’ottanta)

Da "L’Albo della Pubblicità" del due febbraio 1894:
CRONACA
Il pranzo del carnevale di domenica scorsa Circa 50 i commensali, allegria, discorsi umoristici e satirici, pranzo abbastanza ben servito.
Alla tavola d’onore, il sottoprefetto cavaliere Guasco, il comandante del presidio, il sindaco d’Ivrea, il generale del carnevale, il comandante il 4° alpini, ecc.
Alla fine, il sindaco, cav. Chiampo, disse che il carnevale, cui si dava principio in quel giorno col consueto pranzo, dovevasi continuarlo come nel passato e sperava che esso avrebbe promosso l’accordo fra la cittadinanza. Elogiò il generale, sig. Tarditi, per la sua opera indefessa e disinteressata; fece un brindisi alle feste carnevalesche e ringraziò gli intervenuti che presero parte al pranzo.
Il generale, sig. Tarditi Roberto, lesse un discorso umoristico-satirico; parlò del bollettino sanitario pubblicato dal comitato sull’eccellente stato del carnevale, mentre a lui pareva che questo miglioramento fosse precursore di morte vicina. Parlò dell’influenza e raffreddore della borsa dei cittadini, disapprovò certe caricature di serietà, le quali combattono il carnevale, forse perché per loro è carnevale tutto l’anno; disse che oggi la politica fa concorrenza al carnevale, perché in fatto di costumi variopinti e mascherate c’è da degradarne qualunque carnevale. Spiegò l’utilità di queste feste e la convenienza di tenerle vive, si associò col sindaco nel ringraziare gl’intervenuti e terminò facendo voti sulla cooperazione di tutti.
L’avvocato Lucio Rossi, invitato dal sindaco a parlare, disse che dopo il discorso del cav. Chiampo egli non aveva nulla da aggiungere.
Continuò in tono umoristico, dicendo che poiché il sindaco lo aveva messo nell’imbarazzo, egli se ne sarebbe vendicato. E qui, supponendo ancora vivo il Valdora, improvvisò un articolo sul municipio democratico che lasciava a rotoli il simbolo delle nostre libertà e trascurava gl’interessi degli esercenti. In mezzo alle più allegre risate, alle quali prendevano parte anche i designati, l’avvocato Rossi disse che l’articolo si sarebbe chiuso con un apostrofe al cav. Chiampo, il quale avrebbe ucciso il carnevale, al cavaliere Fietta che gli avrebbe fornita la bara, ed al sig. Martinelli che gli avrebbe preparata la lapide funeraria.
Venendo al serio, l’avvocato Rossi disse che se il carnevale pericolava era a causa delle non lieti condizioni economiche tanto generali quanto della città, e che il municipio non poteva imporre uno stato d’assedio per fare divertire chi era di cattivo umore.
Egli spera che la morte del carnevale non sia che apparente, ma, tornando al tono umoristico, disse che come antico oppositore del sindaco, dato che la morte fosse reale, egli se ne consolerebbe vedendo il carnevale morire fra le braccia e sotto il consolato di Chiampo.
Il comandante del presidio, colonnello Boglione, consiglia la tattica al generale per prepararsi ad un contrassalto e potere così piantare gloriosamente la bandiera del carnevale.
Con la fine del 1800, entrato nella carica di Sostituto Gran Cancelliere Arturo Devalle, i Processi Verbali prima tutti uguali e stringati, diventano particolareggiati ed estesi. Nel Verbale che trascriviamo, dell’anno 1899, è da notare la personale idea del DeValle sulle origini della leggenda del Carnevale, la sbrigativa interpretazione del termine Scarlo e lo sfogo contro quei «certi tali aristocratici» che vorrebbero abolire le feste carnevalesche.
PROCESSO VERBALE D’APERTURA ED INAUGURAZIONE DELLO STORICO E TRADIZIONALE CARNOVALE D’IVREA
L’anno milleottocentonovantanove, il giorno Domenica cinque Febbraio, circa le ore tre pomeridiane (ore 15) in una sala al primo piano dell’Albergo esercito dal Signor Invernizzi Vincenzo, sotto l’insegna e titolo della “Corona d’Italia”; sito nella casa degli eredi Cucco posta in via Bertinatti, al n° Civico 4 in Ivrea.
Avanti Noi sottoscritti: Pietro Pesando Regio Notaio d’Ivrea, Gran Cancelliere dello Stato Maggiore dello Storico e Tradizionale Carnovale d’Ivrea, con intervento di me Arturo Devalle sostituto del Gran Cancelliere predetto; e dell’Egregio Signor: Roberto Tarditi Consigliere Municipale Generale dello Stato Maggiore del sopradetto Carnovale e del suo Brillante Stato Maggiore costituito dalli Egregi Signori più sottonominati e firmati in calce al verbale stesso; ed alla presenza ed assistenza testimoniale delle autorità costituite Civili e Militari cioè: il Sindaco, il Sottoprefetto, il Colonnello Comandante il Distretto Militare d’Ivrea, i Consiglieri provinciali, parecchi Consiglieri del Municipio, e di molte spiccate personalità d’Ivrea e forestiere e di un’eletta schiera di Egregi Cittadini Eporediesi e Forestieri d’ogni condizione quivi nella suddetta sala intervenuti e riuniti in fratellevole e lauto banchetto che trovando questo verbale conforme alla verità, lo approvano ed in conferma, di quanto appresso si da atto, in calce a questo verbale, tutti con noi si sottoscrivono.
Personalmente comparsi li suddetti signori: si da atto di quanto in appresso: Che a tenore delle obbligazioni stabilite ed assunte e confermate ad imperitura memoria dai nostri amatissimi avi con ordinato del ventisei febbraio dell’anno del Signore milleottocentodiciotto, come da pagina 3 bis del presente libro, a tenore del lodevole stile da parecchi secoli introdotto in questa Città, sinora praticato dai nostri antenati i sulodati Signori sono intervenuti e trovansi riuniti, nel luogo ed ora suindicati, a questo geniale ed allegro agape, allo scopo di proclamare solennemente, cogli onori e pompa dovuta, l’apertura ed inaugurazione dello Storico e Tradizionale nostro Carnovale per l’anno milleottocentonovantanove e ciò per cura ed iniziativa del Municipio rappresentato nella persona dell’Illustrissimo Sindaco: Distintissimo Signor Avvocato Rossi Cavalier Lucio. Ad ognun sia noto che lo Storico e Tradizionale Carnovale d’Ivrea non è una mascherata qualunque, ma bensì la Commemorazione d’un fatto storico, di un atto d’eroismo compiuto dai nostri maggiori antenati, nel milletrecentocinque (1305) che ribellandosi seppero liberarsi dall’oppressione di un giuogo prepotente e nefando, di un feudalesimo sfacciato e ferino per lunghi secoli oppressi, sopportato; inflitto loro dai feudatari favoreggiati dai Marchesi di Monferrato, liberando così l’Eporedia tutta dal brutale, obbrobrioso diritto di Tuchinaggio; e lascivio, esoso, spudorato diritto di: “Marcheta Mulierum, jus cosciatico, jus prelibationis, jus primae noctis” e tali feste si sono sempre fatte e praticate dai nostri forti ed incrollabili maggiori antenati: “jn spretum et in odium Marchionis Montisferrati” e per sfregio all’odiosa memoria del suo libidinoso sicario, il feudatario Carlo che aveva dimora nel Castellazzo sulla Rocca di San Mauritio coll’abbruciamento degli “Ex Karli”.
Queste feste tradizionali, in commemorazione di questo Storico e si eroico fatto sunarrato, si sono sempre fatte e si faranno sempre ancorchè da certi tali aristocratici le si vorrebbero abolite, per favorire la loro misantropia o le loro aristocratiche aspirazioni: posando loro da veri moderni signorotti (e fra questi alcuni Consiglieri del Municipio che fanno quanto sta in loro per togliere, allo Stato Maggiore, il palco in teatro che le è sempre stato concesso da oltre trenta anni in compenso del servizio che prestano annualmente nella direzione di dette feste che sono tutto lucro e interesse al Municipio e cittadinanza; che pur di vedere soddisfatto il loro desiderio di riuscire ad abolire dette feste, non considerano lo scapito che ne deriva al già languente commercio della Città essendo dette feste una vera risorsa pel Commercio d’Ivrea e così dimostrano di fare tuttaltro che l’interesse dei loro elettori che li mandarono, col loro voto, al Consiglio perché li rappresentassero nei loro interessi), trovando che tali feste popolari danno troppo facile occasione di trovarsi a contatto con gente di bassa condizione troppo diversa dalla loro, (come loro stessi dicono, questi tali) hanno paura di sporcarsi, e dicono che tali feste sanno di vecchiume, che è roba da ferravecchi, che sono una stonatura coi tempi moderni che corrono, e per averla vinta svisano i fatti sunarrati, facendo propagare da eruditi scienziati in Storia, del loro partito, che il fatto non è storico, ma che è fiaba e inventata di sana pianta, e per far risaltare la verità di quanto asseriscono, mistificano e tentano svisare i fatti dicendo che noi sosteniamo essere il Marchese di Monferrato in persona l’autore dei nefandi abusi sudescritti. Ma non è vero, perché se così noi dicessimo allora loro avrebbero ragione. Anche noi sappiamo che i Marchesi di Monferrato non erano malvagi a tal punto, e che in due fratelli che erano né l’un né l’altro morì per mano della Eroina e Storica Mugnaia, ma bensì l’uno in guerra combattendo, e l’altro per malattia in Alessandria. Ma sosteniamo che tali abusi erano praticati da un loro, dei tanti, sudditi, feudatarii, probabilmente di nome Don Carlo, che a loro insaputa abusava del suo conferitogli potere, e che i Marchesi di Monferrato, forse inconsciamente, favorivano tollerando, accaparrandosi così, senza saperlo, l’odio delle popolazioni e dei vassalli che a loro attribuivano tali nefandezze.
Dovendosi tale commemorazione solennizzare con pompa e onore come sempre si praticò per lo passato, anche quest’anno, per riuscirvi bene, mercé la solerzia impareggiabile dell’Illustrissimo Signor Sindaco prelodato, che con suo manifesto in data 30 dicembre 98 convocava i cittadini a formarsi in Comizio; il 16 Gennaio u. s. si ottenne e stabilì una volenterosa e zelante Commissione formata di Egregi Cittadini con a Presidente l’impareggiabile e caro Esimio signor Giuseppe Boaro assistente al Gabinetto di Fisica presso il Liceo Regio Civico d’Ivrea, e Pirotecnico, per ordinare e procedere a decorose feste, poiché, non solo hanno scopo di divertimento ma anzitutto sono una vera risorsa per la crescente crisi economica commerciale, che versa sempre più in miserissime condizioni.
Tali feste, oltre d’essere lustro e decoro a “Ivrea la bella” sono per essa e per i suoi Cittadini un vero beneficio pel vantaggioso incremento che apportano al suo inerte commercio, coll’accorrere ad assistere a dette feste un numeroso concorso di forestieri.
Acciocché dette feste abbiano a procedere con ordine e con tutta la maggior e brillante pompa, si conferisce la direzione delle feste al baldo e brillante Stato Maggiore che ebbe la sua formale ricostituzione nella persona degli egregi signori: Roberto Tarditi, Generale dello Stato Maggiore dello Storico e tradizionale Carnovale d'Ivrea, Pesando Pietro Regio Notaio d’Ivrea Gran Cancelliere, Arturo DeValle Sostituto Cancelliere, Ottino Costantino Aiutante di Campo, Aly Bel Fadel Vittorio Aiutante di Campo, Cavallo Pietro, Cugino Enrico, Burbatti Domenico, Targhetta Mario, De Bernardi Alberto, Pugno Attilio e Reviglio Pietro Ufficiali d’ordinanza e guardie d’onore, e Barbano Angelo e Scopello Lorenzo Ufficiali in vestito borghese con sciarpa. Indi col cuore traboccante d’immensa gioia e coi sensi della più alta stima e massimo rispetto e sinceri omaggi della più viva e sentita gratitudine rivolgiamo tutta la nostra ammirazione all’amabilissimo e simpatico Generale Egregio Signor Roberto Tarditi, la cui costanza ha dell’eroismo, che assolutamente non trova confronto, che con rara e specchiata gentilezza e pel bene e per l’interesse di tutta la Città, per quanto riguarda la crisi economica-commerciale, nonché per accrescere lustro e decoro a queste nostre storiche e tradizionali feste, volle accettare per la settima volta anzi per l’ottava volta tenendo calcolo del di lei generalato a Torino alla riproduzione del carnevale all’Esposizione come da verbale a pagina 206 (VII anno), una tal carica non poco faticosa e non meno fastidiosa quanto dispendiosa, in tempi si difficili e moralmente critici, e per questo suo intervento, che giova così tanto a far del bene a tutta la cittadinanza, da tutti: un grazie di cuore e un sincero plauso.
Concesse quindi debite pubbliche testimoniali di quanto ho fatto risultare in questo atto verbale da me redatto, prima di firmare, come di consueto in segno di cordiale esultanza antico patto, ci sia lecito di dare innocente sfogo alla piena della nostra gioia, gridando compatti ed unanimi, al suono dei pifferi e tamburi:
EVVIVA IL TRADIZIONALE E STORICO CARNOVALE D’IVREA
Quest’atto verbale da me Arturo Devalle Sostituto Gran Cancelliere dello Stato Maggiore dello Storico e Tradizionale Carnovale d’Ivrea, in calce all’atto firmato redatto, scritto di mia mano, viene da me letto ad alta, chiara ed intelligibile voce a tutti i presenti già sopradetti che approvano il contenuto in esso come conforme alla verità ed in conferma meco sottoscrivono. Occupa, quest’atto verbale, di mio scritto, con la presente quattro facciate, non comprese le firme.
Firmano: Il Generale dello Stato Maggiore dello Storico e Tradizionale Carnovale d’Ivrea: Roberto Tarditi. Il Sindaco della Città d’Ivrea: avv. L. Rossi. Il Sotto Prefetto. Il Consigliere Provinciale: Zanetti Pietro. Il Presidente della Commissione Ordinatrice delle Feste: Boaro Giuseppe. Consiglieri Municipali: Rossi Carlo, Billia, Pietro Rossi. Aiutanti di Campo: Ottino Costantino di Burolo e Giacinto Molinatti. Ufficiali dello Stato Maggiore: V. Invernizzi, Pugno geom. Attilio.
I Sig.ri della Commissione: Quagliotti Pietro, Cignetti Carlo, Cavallo Pietro, Burzio Savino, Basso Lorenzo, Perino, Balletti Domenico, Ferrando Domenico, Pugliese Avv. Augusto e Cresto. Il Gran Cancelliere dello Stato Maggiore Regio Notaio d’lvrea: Pesando.
Il 1908 segna una data importante per Ivrea, compiendosi il centesimo anniversario del Libro dei Verbali come risulta da:
PROCESSO verbale di: Inaugurazione dell’ultra Secolare Storico Tradizionale Carnovale d’Ivrea per l’anno 1908 Centesimo Anniversario del presente Libro che ne documenta i fasti e gli svolgimenti, e chiusura dello stesso Libro.
L’anno del Signore Millenovecentootto, addì due del mese di Febbraio, giorno di Domenica, in una sala principale dell’albergo Caffè Ristorante Umberto Primo, esercito dal Signor Tornielli... in Ivrea.
Col ministero di Noi sottoscritto Arturo Devalle, sostituto, delegato all’uopo dall’Illustrissimo Gran Cancelliere dello Stato Maggiore Signor Borello Carlo Alberto Regio Notajo e Consigliere Municipale d’Ivrea, col presente verbale si fanno risultare le seguenti cose perché siano tramandate ai posteri:
Quindi si da atto:
Che, per iniziativa dell’Illustrissimo Sindaco, Conte Giovanni Dejordanis, Presidente del Comitato Generale, e di tutta l’Amministrazione Municipale d’Ivrea; in un colla coadiuvazione dell’infaticabile quanto benemerito Comitato Esecutivo, lodevolmente presieduto dall’Egregio Presidente Signor Camillo Borello, Assessore Municipale, in osservanza all’Ordinato del ventisei Febbrajo Milleottocentodiciotto, scrupolosamente sempre ottemperatovi e sin qui praticato dai nostri antenati, si sono convenute, le Autorità Civili e Militari, con una numerosa ed eletta accolta di Egregi Signori Cittadini e Forestieri, in questa sala a fratellevole e lieto banchetto per festeggiare allegramente l’inaugurazione dell’ultra secolare Carnovale di quest’anno, ed il Centesimo Anniversario dacché si è incominciato a documentarne i fasti, sopra il presente Libro, di cui se ne fa la chiusura contando, esso, già il secolo di età.
Che, queste secolari feste, che hanno luogo ogni anno in Carnovale, si fanno “in spretum et in odium Marchionis Montisferrati” per commemorare un epico fatto Storico di un’epopea gloriosa, cui vigeva il nefando diritto di tuchinaggio, il “jus primae noctis”... ecc. ecc., la redenzione dalla sottomissione intollerabile per l’eroica sollevazione di tutta l’Eporedia contro la stomachevole tirannide di un feudatario, ottenendo così la liberazione dal feudalesimo ed il risorgimento del Canavese a più felice e florida condizione sotto il paterno e dolcissimo regime dei Magnanimi Reali di Savoja. E queste commemorazioni non solo mirano a portare sollazzo e divertimento, ma bensì ad inspirare, con questa nobile ricordanza, sentimenti di fortezza e patriottismo e un pensiero di grandezza negli animi dei Cittadini.
Che con animo gentile l’Illustrissimo Signor: Rama Avvocato Vittorio, accettò la onerosa e faticosa carica di Generale dello Stato Maggiore, a cui venne eletto e proclamato a unanimità e con entusiastico giubilo, acclamato da tutti, gli Illustri Signori intervenuti al pranzo di apertura del Carnevale che ebbe luogo all’albergo dell’Universo il giorno Lunedì sei Gennaio ultimo scorso...
Passano gli anni ed intanto il Carnevale continua la sua lieta vita; fin quando l’immane tragedia della guerra abbattutasi su tutta l’Europa ne impone una inevitabile cessazione come si legge nel:
PROCESSO VERBALE dichiarante la sospensione delle feste ultra secolari, storiche e tradizionali del Carnevale di Ivrea per gli anni 1916, 1917, 1918.
Negli anni del Signore 1916, 1917, 1918, il nostro secolare, storico e tradizionale Carnevale non diede corso alle sue tradizionali feste trovandosi il paese in armi. Le ardue imprese belliche, le terribili conseguenze dell’immane conflitto e di lutti della Patria ci fecero coscenti di elevare la mente ed il cuore ad un ben più alto sentire.
Tanto e che i cuori degli Italiani, fieri di sì glorioso avvenimento stretti in un sol cuore tutti, si accinsero a nobile cimento, alla straordinaria partita d’armi e d’onore impegnata col secolare nemico riuscendo vincerlo, e costringendo la Casa degli Asburgo a capitolare. Ma i Cittadini della bella ed antica Eporedia sentirono degnamente l’importanza di questo momento e con orgoglio sacro risposero alla eco profonda della Città Eterna. Degni delle accanite lotte impegnate col nemico vinte sempre, il serto glorioso della Vittoria finale si posò dolcemente sull’animo nostro. Vada quindi il mio costante augurio alla Patria Vittoriosa, a questa sacra ed antica Terra di Martiri, di Poeti, e di Eroi, che oggi con somma lena si accinge al risveglio dell’energia Nazionale che è fonte sicura di novella vita, di lavoro, di pace e libertà.
Viva il Re. Viva l’Italia. Viva Ivrea col suo tradizionale Carnevale.
Firmano: Il Sostituto Gran Cancelliere Silvestro Leidi. Il Gran Cancelliere Notaio Borello
Cessati gli eventi bellici nel 1918 il Carnevale a causa delle difficili condizioni economiche e delle ancora troppo recenti ferite nell’anima dei popoli continuò a tacere per altri tre anni; riprese infatti soltanto nel 1921.
Negli anni seguenti la tradizione si mantiene sostanzialmente inalterata, ce ne dà una conferma la cronaca da la "Provincia d’Aosta" del 26 gennaio 1932:
PRANZO DI INAUGURAZIONE DEL CARNEVALE
Domenica 24 gennaio alle ore 12 ha avuto luogo il pranzo di inaugurazione dello storico Carnevale di Ivrea. Intorno al Generale, allo Stato Maggiore ed alla gentile vivandiera si sono raccolti con il Commissario Prefettizio numerose personalità, e tutte le rappresentanze delle classi cittadine. Il pranzo inaugurante ufficialmente il ciclo delle gloriose feste carnevalesche eporediesi, è stato cordialissimo. Il più vivo entusiasmo ha salutato il Generale sig. Attilio Volpe, il sostituto Gran Cancelliere sig. Silvestro Leydi e tutti i componenti lo Stato Maggiore. Era pure presente al completo il Comitato organizzatore del Carnevale con a capo il presidente sig. Ferri. Al termine del pranzo sono state lette le adesioni pervenute fra cui quella di S. E. il Prefetto di Aosta beneaugurante al rinnovarsi della vetusta tradizione eporediese, dell’On. Quilico e del presidente del Tribunale di Ivrea. Ha quindi parlato il Commissario Prefettizio geom. cav. Avignone, il quale ha portato al Generale ed allo Stato Maggiore, artefici con il Comitato della continuità di vita e di gloria del Carnevale di Ivrea, il saluto affettuoso e vibrantissimo di tutta la cittadinanza eporediese. Ha risposto, ringraziando molto commosso, con nobili parole, il Generale Volpe.
Nel 1940 con la nuova drammatica bufera che travolse tutto il mondo ovviamente anche il Carnevale tacque. Il 1947 ne segna la ripresa come risulta da:
PROCESSO VERBALE DI INAUGURAZIONE DELLO STORICO E TRADIZIONALE CARNEVALE D’IVREA 1947
Nell’anno del Signore 1947, in una sala del Ristorante Caffè Commercio in Ivrea, nel giorno 2 Febbraio Noi Roscio Federico, per delegazione dell’Ill.mo Sign. Cav. Rodolfo Gallo, decano dei Notai e Gran Cancelliere dello Storico e Tradizionale Carnevale, abbiamo redatto il presente processo verbale di inaugurazione del Carnevale d’Ivrea per l’anno 1947.
Affinché sia noto a tutti e tramandato nei tempi, rendiamo pubblica ed ufficiale la nomina dell’Illustre Dottor Ciro Merli a Generale delle nostre celebrazioni annuali. Giovane dotato di tutte le qualità che si addicano a persone insignite di alto ufficio.
È tornato Carnevale: il nostro bel Carnevale! Per un lustro carico di eventi le contrade della Città, due volte millenaria, non risuonarono dei canti festosi e delle musiche che accompagnano, nel corso di gala, il trionfo della Mugnaia.
Strepito si pur tuttavia, e per fragore di armi e grida di guerra. Come nei remoti tempi del medioevale tiranno oppressore, ch’ebbe la testa mozza per la mano della fiera giovinetta, eroina popolare che riscattò i nostri padri dal duro servaggio, così pur ora, e l’eco è vivissimo nel ricordo e nei cuori, eroici giovinetti, facendo anche gesto della vita imitatori di quella che è simbolo nostro purissimo della libertà, ridonarono a tutti noi la dignità d’uomini liberi. Non suoni profanazione il ricordarli qui, tutti questi eroi, e primi i nostri morti, quelli della montagna e quelli dei campi di concentramento, quelli dell’infuocato deserto e quelli delle gelide steppe, quelli del mare, e quelli dell’aria, giovinezza sacra a tutti, perché tutta in una visione di appurata libertà, si sacrificarono per la Patria.
La vezzosa Mugnaia, nel candore della Sua veste, cinta della Sua serica sciarpa verde, indossante la rossa berretta, percorrendo sul cocchio dorato le vie cittadine, nel simbolo dei tre colori della Patria, comprenderà pure d’ora innanzi quello di tutti questi amanti della libertà, viventi nel nostro ricordo. Il fiero gesto di ribellione della Mugnaia s’è nella storia ripetuto, ed il tiranno ancora una volta è caduto. Per questo Ivrea celebra, in lieta compostezza, il suo storico tradizionale Carnevale. Per questo il popolo esulta e s’esalta, anche se i tempi ancora duri e i molti lutti cocenti inducono a essere particolarmente solleciti dei bisognosi, consigliano tutti ad una gaiezza moderata.
Riprendendosi la rievocazione carnevalesca vogliamo inviare un ringraziamento agli animosi che hanno con coraggio presa l’iniziativa: al brillante Generale, con il Suo Stato Maggiore, e alle Autorità ed un saluto all’incognita regina della nostra festa.
Sottoscrivendo questo verbale della proclamazione ufficiale dell’inaugurazione del Carnevale 1947, noi abbiamo la persuasione di aver scritta una pagina di cronaca non indegna della nostra Città che nella celebrazione del Carnevale, non compie un vano gesto di vana baldoria, ma pure incorniciato in cortei di carri e di maschere, incontra il ricordo di uno degli episodi più cari al cuore di tutti i Cittadini. Al quale il Carnevale vuol essere soprattutto monito a saper conservare gelosamente nella tradizione e nella realtà il dono più grande che Dio lascia agli uomini: la libertà!
Con questo proposito, con tali sentimenti unito il popolo in spirito di amore e di fratellanza, celebra il Carnevale e eleva alto il grido:
Viva il Carnevale Viva la Libertà
Firmano: Il Gran Cancelliere Rodolfo Gallo. Il Generale Ciro Merli. Il Sindaco Ugo Boella. Il Sostituto del Gran Cancelliere Roscio Federico e Volpe Attilio, Bonino Mario, Bonafide F., dr. Federico Perinetti, Burzio P., ecc.
Nel 1958 si celebra il 150° anniversario dei Libri dei Verbali. A testimonianza dell’avvenimento riportiamo il:
PROCESSO VERBALE DI INAUGURAZIONE DELLO STORICO CARNEVALE DI IVREA 1958
L’anno centenario della Mugnaia, la nobilissima regina delle nostre feste, vedrà una celebrazione particolarmente fastosa e degna del tradizionale e storico Carnevale di Ivrea cui presiede, per l’eccezionalità dell’evento, un comitato generale del quale fa parte l’intero Consiglio Comunale della nostra due volte millenaria Città. Nel segnare a verbale sulla prima pagina di questo nuovo Gran Libro che sostituisce, continuandone la funzione, quello che cinquant’anni addietro a sua volta si aggiungeva al precedente, che da un secolo e mezzo testimoniano ai posteri le vicende che ogni anno rievocano, nel solco della tradizione, la tenace riaffermazione dello spirito di libertà della gente eporediese la data odierna dell’ufficiale inaugurazione del Carnevale 1958, si formula l’auspicio che nel tempo perpetuamente duri in tutti i cittadini di Ivrea il culto della Libertà che il gesto indomito della Mugnaia consacra. Ci guiderà nel succedersi dei giorni di festa il nostro Generale Dr. Ciro Merli, che per l’ottava volta si presta ad essere, col brillante Stato Maggiore, con le gentili Vivandiere, il capo ammirato e applaudito. Si dia atto infine alla Municipalità, al Comitato generale, esecutivo, di onore, alla benemerita Azienda Autonoma dell’intelligente e generoso apporto per la celebrazione: la cittadinanza e grata a tutti e ciascuno, eleva alto plauso.
Questo premesso risulti nei secoli che il Carnevale 1958, assurto a Celebrazione Nazionale in armonia di spirito, di propositi, di intenti si è oggi ufficialmente inaugurato alla presenza di un membro del Governo.
Evviva il Carnevale! Evviva la pace e libertà!
Addì 2 febbraio 1958
Firmano: Il Generale Ciro Merli. Gli Aiutanti di Campo Gino Vallino, Pier Fausto Cavallo, Dante Volpe e Paolo Gianotti. Il Sostituto del Gran Cancelliere Roscio Federico. Le Vivandiere Paola Alberton e Carla Biazzi. Gli Ufficiali Giovanni Leggero e Quagliotti. Il Sindaco Rossi Umberto. Il Comitato: Giuseppe Maria Musso, Carlo Biglia.
I commensali Renzo Peraldo, Angelo Pietra.
Pagine di cronaca, pagine di storia, in un susseguirsi a volte lieto a volte meno di eventi. Sullo sfondo, come sempre, il Carnevale: la gran festa di fine inverno con le struggenti musiche dei pìfer a ricordarci l'arcaico e profondo significato di un antico rituale.
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