UN DOCUMENTO INEDITO SULL'ORIGINE DELLO STATO MAGGIORE

 

A volte, l'improvviso riemergere dalla polvere del tempo di uno scritto, di un breve stralcio di lettera o, ancora, l'insieme di alcuni appunti sommariamente tracciati, permette, a chi si occupa di studiare il passato, di riaprire la discussione su di un problema storico e, soprattutto, di avanzare nuove ipotesi su quel dato argomento.

È il caso dello scritto presentato in questa nota: proveniente dall'archivio privato di una vecchia famiglia eporediese tale documento lascia infatti intravvedere una possibile motivazione riguardo all'origine dello "Stato Maggiore" del Carnevale di Ivrea. Il documento in questione si presenta sotto la forma della minuta di una lettera indirizzata al consiglio municipale della città e potrebbe essere riferito agli anni 1830-1840. L'anonimo estensore dimostra di possedere una discreta erudizione in merito alla storia locale e, parimenti, si pone in sintonia con la tendenza socio-culturale volta a trasformare la festa carnevalesca in ricorrenza civica e patriottica, tendenza che sappiamo farsi strada in particolare dagli anni Venti e Trenta dell'Ottocento. In tale contesto risulta emblematica la prima parte del medesimo documento, in cui la "vera origine" delle "simboliche feste" viene posta in relazione con la sottomissione della città eporediese al governo sabaudo, nel quattordicesimo secolo. Ma purtroppo la gloria di quei lontani tempi, annota con amarezza il nostro "autore", sembra ormai del tutto svanita, e delle aristocratiche famiglie che vollero la dedizione ai Savoia non rimane alcuna traccia. Ecco, allora, l'auspicata volontà di riconfermare quegli antichi valori anche attraverso i rituali e le cerimonie di una ricorrenza festiva ampiamente vissuta dalla popolazione. Tali nuovi significati assunti dal Carnevale di Ivrea dovranno, in ogni caso, essere affiancati da un sempre più "decoroso ordinamento" della festa medesima. Si giunge, in tal modo, al punto centrale, e maggiormente emblematico, dello scritto. Al fine di accrescere il "decoro" della solenne ricorrenza, e di assicurarne il rispetto alla primitiva origine, viene, infatti, richiesta "l'istituzione di una compagnia di scelti ed onesti giovani". Tale compagnia, nelle intenzioni degli estensori della proposta, avrebbe dovuto affiancare il "Generale ordinatore delle festa", unendosi ai già esistenti "coadiutori" di quest'ultimo. Attribuire un significato preciso a queste parole risulta alquanto problematico: almeno per ora rimane dunque aperta soltanto la strada delle ipotesi. A suggerire una possibile interpretazione vengono in soccorso alcuni riferimenti storici risalenti ai primi decenni dell'Ottocento. In particolare le più antiche cronache a stampa del Carnevale eporediese (anno 1830) presentano il "Generale" accompagnato soltanto da "due Aiutanti di Campo in uniforme militare bordata in oro e sciabola in mano". Potrebbe dunque essere plausibile immaginare quale precipuo compito della predetta "compagnia" di giovani quello di accompagnare lo sparuto drappello a quel tempo posto alla guida dei cortei carnevaleschi. In tal senso nella "compagnia" citata dall'anonimo estensore della lettera andrebbe individuata l'origine degli "Ufficiali" dello "Stato Maggiore" del Carnevale di Ivrea; tra l'altro, nel documento, si accenna anche ad un modello di divisa per i predetti giovani. Una ipotesi suggestiva che lasciamo come tale all'attenzione dei lettori: a quanti studiano con passione la storia della festa eporediese il compito di compiere ulteriori indagini in questa sinora ignorata "compagnia".